Qualche considerazione a caldo (ore 23.30 di domenica 25 novembre), mentre si vanno definendo i risultati elettorali catalani. La richiesta di Artur Mas, che aveva domandato agli elettori una maggioranza assoluta, non è stata soddisfatta. Al contrario, il partito tradizionalmente moderato e di centro-destra del governatore uscente, CiU, ha perso 12 seggi, ma in realtà questi seggi sono stati sostanzialmente incamerati da un partito indipendentista tradizionalmente di sinistra come ERC.

In definitiva, il voto ha estremizzato le posizioni. Mas ha radicalizzato l’80% del proprio elettorato (portandolo a favore di un referendum separatista e della nascita di una Catalogna indipendente), ma fatalmente ha perso per strada una parte del sostegno che prima aveva, dando anche più spazio a quelle forze da sempre schierate con la richiesta di un voto per la secessione. Pure all’interno dello schieramento favorevole alla Spagna la polarizzazione è evidente, dato che perde posizioni l’area composta dai due maggiori partiti madrileni (popolari e socialisti) mentre guadagna voti un partito unitarista specificamente catalano come Ciutadans, che conquista ben 9 seggi.

La maggioranza separatista nella Generalitat è comunque netta ed è composta da 50 seggi di CiU e dai 21 di ERC. E se al momento attuale è impossibile un’alleanza di Mas con i popolari (nazionalisti), resta pure abbastanza improbabile un’alleanza tra CiU e i socialisti. La strada pare allora segnata verso un qualche accordo con la forza più separatista, l’ERC. Può darsi che le ambizioni personali di Mas escano ridimensionate dalle urne, ma egualmente il giorno del referendum sembra avvicinarsi. Nel concludere la conferenza-stampa, alle ore 23, Mas ha detto: “La situazione non è facile, ma andremo avanti”.

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