Che succede a Trieste? Perché migliaia di persone sono scese in piazza il 15 settembre scorso per rivendicare la propria indipendenza da Roma e un numero analogo se non maggiore scenderà domenica 8 dicembre, sempre convocato da quanti auspicano una Trieste indipendente e – come cavallo di battaglia – hanno adottato la questione del porto?

La vicenda triestina ha una sua singolarità legata agli strascichi della Seconda guerra mondiale e alla contesa, tra Italia e Jugoslavia, di un’area di confine di cui la stessa città faceva parte. Ci fu poi l’amministrazione da parte dell’Onu e ora vi è un movimento popolare dalla forza sempre crescente che, in virtù del mancato rispetto di norme di diritto internazionale,  chiede che il Territorio Libero di Trieste venga rispettato nella propria indipendenza. La battaglia è giuridica, ma in definitiva è anche e soprattutto politica e culturale.

Trieste non è una città qualunque nella storia italiana. I poveri ragazzi bergamaschi, pescaresi o palermitani che furono mandati a morire nelle trincee della Prima guerra mondiale (o che furono decimati dagli stessi fucili italiani) furono vittime di una retorica patriottica che annullava l’individuo nella Nazione e che, quale realtà simbolica, investì molto su Trieste: questa formidabile città adriatica e mitteleuropea, da sempre incrocio di etnie venete, ebraiche, germaniche, slave e altro ancora. Nel fanatismo nutrito di ideali nazionali che ha trascinato l’Europa nelle due guerre mondiali Trieste doveva essere governata da Roma, diretta dal ceto politico italiano, strappata da quella rete di relazioni storiche pluricentenarie che l’avevano fatta grande.

Oggi la questione di Trieste nasce da problemi molto reali. Come ha affermato Sandro Gomac (tra i fondatori del Movimento Trieste Libera, che sta mobilitando la città) in un’intervista rilasciata ad Alex Storti, è forte in città la necessità che Trieste torni “al ruolo eurocentrico che le compete, assumendo tutti gli aspetti portuali, finanziari, sociali ed urbanistici di una moderna città/porto d’importanza mondiale”.

Ma questo risveglio è emblematico. L’imporsi dell’MTL sulla scena della città ci dice che – a un secolo di distanza dall’inizio della Grande Guerra figlia dei processi di unificazione dell’Ottocento – gli Stati nazionali sono ormai destinati a uscire di scena. L’Italia si avvia ad essere un fenomeno del passato. Ancora non sappiamo se il processo di disgregazione partirà da Trieste, oppure dal Tirolo meridionale, oppure dal Veneto o da qualche altra area.

Ogni patriottismo è ormai morto nel cuore di tutti noi e ora abbiamo dinanzi solo i disastri di una politica irresponsabile, criminale e cialtrona. Prima si gira pagina e meglio è.