Nessuno ne parla, nessuno sembra accorgersi della cosa, eppure qualcosa sta mettendosi in moto in varie parti del Paese.

Domenica a Trieste si è avuta la manifestazione del Movimento Trieste Libera e martedì 10 dicembre, a Palazzo Ferro Fini, nel corso del pomeriggio la Prima Commissione del Consiglio Regionale del Veneto esaminerà la proposta di legge n. 342 depositata nell’aprile scorso e sottoscritta da dai consiglieri Stefano Valdegamberi, Luca Baggio, Federico Caner, Bruno Cappon, Roberto Ciambetti, Maurizio Conte, Cristiano Corazzari, Nicola Ignazio Finco, Marino Finozzi, Giovanni Furlanetto, Arianna Lazzarini, Franco Manzato, Gianpiero Possamai, Sandro Sandri, Paolo Tosato e Matteo Toscani. L’iniziativa è di interesse assai particolare dal momento che la proposta di legge parla di “Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto”.

A Trieste come a Venezia, insomma, i tabù iniziano a essere messi in discussione. Quello che Stefano Valdegamberi (eletto in consiglio nelle liste dell’Udc) e gli altri firmatari chiedono è che i veneti possano esprimere il proprio parere. Si tratta di una richiesta del tutto normale, che non dovrebbe trovare alcun ostacolo in una società disposta a confrontarsi liberamente sui temi più scottanti. E invece in Veneto il Pd è da sempre contrario – democratico solo a parole, evidentemente – all’ipotesi della consultazione, così come alcuni componenti (i più restii ad accettare le logiche liberali) del centro-destra.

Però il dado è tratto. L’unità italiana reggerà se gli italiani lo vogliono e dove lo vogliono. Se a Trieste o in Veneto o altrove si inizia a discutere intorno a questi referendum e a ipotesi di distacco, sembra chiaro che qualche pagina del tutto nuova possa iniziare ad aprirsi.

I partiti della Prima e della Seconda Repubblica sono ormai tutti al capolinea, i conti pubblici sono dissestati e la credibilità dei leader politici è pari a zero. Questo potrebbe anche favorire l’aprirsi di nuovi spazi di libertà.