Ancora sul Canton Ticino: una regione tanto bella quanto prospera e civile, che si trova in un contesto istituzionale invidiabile per quanti vivono a Sud di Chiasso. E non è certo un caso se molte decine di migliaia di persone si spostano, ogni mattina, dalla provincia di Como e o di Varese per lavorare in territorio elvetico.

Anche lì, però, è necessario che le logiche volte a espandere la spesa pubblica e la tassazione non abbiano la meglio. Come invece sembra stia succedendo: seguendo un trend che ovunque sembra difficile arrestare.

A mettere sull’avviso l’opinione pubblica ticinese è l’economista luganese Paolo Pamini, in un suo recente intervento sul “Giornale del Popolo” in cui critica gli orientamenti prevalenti all’interno del cantone italofono, dove appunto ci si appresta a incrementare il prelievo tributario. Senza mezze parole, Pamini denuncia il fatto che la politica ticinese “non veda veda l’ora di ripetere gli errori socialdemocratici dei maggiori Stati europei attorno a noi”.

Senza dubbio tra Sottoceneri e Sopraceneri le cose vanno molto meglio che a Milano, Padova o Modena. Senza dubbio. Questo si deve a una serie di fattori: in primo luogo storico-istituzionali e, di conseguenza, anche culturali. Ma se si sceglierà una politica di aumento della tassazione, anche questo pezzo di Lombardia almeno in parte salvatasi finora dalle devastazioni stataliste conoscerà un destino assai meno felice.

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