Non ci si può aspettare una linea politica lineare da Beppe Grillo e dal suo movimento. Ed egualmente qualche elemento di coerenza va riconosciuto. Una coerenza tanto più importante ora, dato che il crescente consenso che sta raccogliendo – anche usando un populismo a tratti devastante e del tutto irrazionale – è in grado di produrre conseguenze significative nelle aree più calde: dove più forti sono i venti secessionisti.

In primo luogo, è chiaro che un movimento come l’M5S che ha fatto della”democrazia diretta” il proprio credo non può opporsi ad alcuna richiesta di referendum popolare, e infatti in più occasioni – in Veneto e in Lombardia – esponenti di tale formazione si sono detti disposti a sostenere consultazioni popolari per domandare ai lombardi o ai veneti se vogliono lo status quo o la nascita di nuovi Stati indipendenti. Anche chi si esprime contro l’idea di un Veneto libero, insomma, può essere persuaso che sia giusto che siano comunque i cittadini a decidere in merito: come succederà presto in Scozia e forse anche in Catalogna.

In secondo luogo, a più riprese Grillo ha usato parole molto dure nei riguardi dell’unità italiana. Per giunta nelle scorse ore sul sito di Grillo è uscito un intervento assai avverso al centralismo e all’unificazione risorgimentale, in cui quasi si auspica la disgregazione del Paese:

Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie.

Cosa può derivare da tutto ciò? Molto, direi.

Con ogni probabilità le prossime elezioni regionali venete saranno focalizzate sul tema dell’indipendenza. Oltre a molti gruppi separatisti che si battono per il referendum e oltre a Zaia e alla Lega, è possibile che su questa posizione si schierino anche le forze del centro-destra (che già adesso, in Regione, è in larga misura favorevole al referendum) e la parte più coerente della sinistra: quella più estrema. Se pure i “grillini” si dicono favorevoli al voto, a difesa delle posizioni conservatrici rimarrebbe soltanto il Partito democratico e anche qui – dato lo scenario che si sta venendo a creare – bisogna chiedersi se un Matteo Renzi autoproclamatosi “rottamatore” sia disposto a giocare in difesa di un passato e un presente fallimentari.

Lo schierarsi di Grillo a favore dei referendum indipendentisti e a favore di una dissoluzione dell’Italia avrebbe per giunta la conseguenza di sottrarre il monopolio di questi temi, una volta per tutte, alla Lega e ai suoi calcoli elettorali. Se son rose fioriranno.

 

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