Le caratteristiche del conflitto russo-ucraino – per ora solo potenziale – sono  chiare. Le stranezze della storia hanno posto, a seguito di una lontana decisione di Krusciov, la penisola di Crimea all’interno dell’Ucraina. Ma allora la divisione tra i due Paesi contava poco, entro un’Unione sovietica retta da un regime totalitario. Poi il socialismo è crollato, l’unità si è dissolta e la Crimea (a larghissima maggioranza russa) si è trovata sotto il governo di Kiev. Ovviamente i russi non hanno mai smesso di rivendicare un controllo su quell’area e quando è venuta a profilarsi una dirigenza anti-russa e tutta proiettata verso Bruxelles, ne hanno tirato le conseguenze.

Così ora in Crimea si è votato, entro un quadro che comunque predefiniva il risultato: non solo per la presenza delle truppe russe, ma anche per l’ampio favore della popolazione. Nelle stesse ore, però, ha preso le mosse un referendum sull’indipendenza di tenore assai diverso.

Organizzato da un’associazione politica costituitasi lo scorso anno e sostenuto da un gran numero di volontari e militanti, in Veneto si è cominciato a votare – con procedure on line – in una consultazione che chiede ai cittadini di esprimersi su una scelta secca tra Italia e Veneto indipendente. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, alle 12 avevano votato circa 150 mila persone e alle 18.30 il numero era salito a 430 mila. Le urne telematiche resteranno aperte fino al 21 marzo e la speranza degli organizzatori è che in questi giorni le luci dei riflettori si accendano su questa iniziativa indubbiamente coraggiosa e anche assai innovativa sul piano formale. In un certo senso, il voto del Veneto assomiglia a quello della Crimea, e al tempo stesso si differenzia in maniera radicale. In entrambi i casi si tratta di ridefinire le frontiere europee interpellando la gente e mettendo in gioco le regole della democrazia, ma mentre in Crimea sono le autorità locali filo-russe e l’esercito di Putin a gestire le operazioni, a Venezia o a Padova è la società civile “dissidente” che prova ad attribuire un nuovo diritto alla popolazione. Il regime politico italiano avversa ogni espressione politica di questo tipo ed è quindi solo l’intraprendenza di alcuni visionari che sta ponendo il tema della libertà del Veneto al centro della scena.

All’estero di questa vicenda si sta iniziando a parlare. Qui ne parla “The Telegraph”, qui “Express”, qui la BBC, qui “The Independent”, “The New Zealand Herald ecc.

Presto se ne accorgerà anche la politica italiana. Non c’è dubbio.

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