Il Veneto è da parecchi giorni al centro delle cronache grazie a una coraggiosa iniziativa popolare, sorta dal basso e del tutto autofinanziata, che ha permesso a molte centinaia di migliaia di cittadini veneti di esprimersi dinanzi all’alternativa tra Italia e Veneto. Si è trattato di qualcosa di formidabile, in parte inaspettato, espressione di una società in grave difficoltà ma non ancora disposta ad accettare la lenta agonia: quel soffocamento in larga misura proprio derivante dal fatto di appartenere alla Repubblica italiana, al suo sistema di tassazione e regolazione che sta distruggendo ogni capacità produttiva.

C’è allora un Veneto che agisce e reagisce, che crede nel diritto di votare e di esprimersi. C’è un Veneto composto da persone che sono perfino disposte a ipotecare i propri beni per provare a salvare la libertà della propria comunità. C’è un Veneto fatto di idealisti, visionari, coraggiosi, intraprendenti.

In questo quadro generale non si capisce dove sia finito il presidente Luca Zaia. Non lo si vede e non lo si sente più. Proprio mentre il Veneto è al centro dei dibattito per la sua voglia di democrazia e di indipendenza, pare che il presidente se ne stia in disparte: e dire che l’uomo ama la ribalta e che sa bene, da politico di lungo corso, che una carriera si costruisce anche con le comparsate televisive e le dichiarazioni ai giornali.

Chi l’ha visto? Dov’è finito Luca Zaia?

D’accordo, si trova entro un partito che è in grave difficoltà e che ormai sta costruendo un’alleanza con forze nazionaliste in varie parti d’Europa, rigettando una storia complicata ma anche fatta di difesa delle realtà locali e di avversione per lo Stato nazionale. Avere sposato il populismo destrorso della lotta all’immigrazione ha ormai trasformato la Lega in un partito sempre meno interessato ai temi dell’indipendenza.

Ma anche se leghista, Zaia resta veneto e oggi è comunque  il presidente della Regione Veneto. In passato si è espresso più volte in termini possibilistici di fronte all’idea di interpellare la popolazione. Non ha mai dato tempi né ha mai chiarito i modi, ma non ora non può più tentennare né restare nell’ombra. Ora che molte centinaia di migliaia di veneti hanno espresso il loro dissenso verso l’Italia e hanno proclamato a piena voce la loro voglia d’indipendenza, Zaia deve fare propria la proposta di legge regionale depositata molti mesi fa (quanto tempo sprecato mentre l’economia veneta va morendo…) e farla approvare in Consiglio Regionale.

In Consiglio, grazie all’opera di persuasione condotta da vari uomini di buona volontà, ormai la maggioranza c’è. Quello che manca è un presidente che voglia interpretare il proprio ruolo e che sia anche disposto, nell’ipotesi improbabile che il consiglio bocci il progetto legislativo a prima firma di Valdegamberi, a rassegnare le dimissioni e sciogliere l’assemblea. Per avere subito nuove elezioni e un presidente sorretto da un mandato molto chiaro.

Però ora Zaia deve uscire dal cono d’ombra e farsi carico delle proprie responsabilità. Ogni giorno perduto è un tradimento in più.

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