C’è più di un’analogia tra il fenomeno politico di maggior successo degli ultimi anni (il Movimento Cinque Stelle) e la galassia politica indipendentista del Veneto che – stavolta grazie anche alla magistratura – continua a conquistare le prime pagine dei giornali e si propone di realizzare un contro-Risorgimento, con l’indizione di un referendum che consegni alla spazzatura della storia la farsa del 1866, per la quale in tutto il Veneto vi sarebbero stati solo 66 voti contrari all’unificazione con l’Italia.

In queste ore tutta l’attenzione dei media è per un’inchiesta della procura di Brescia, che sembra però avere ben pochi elementi solidi e pare destinata a sgonfiarsi in breve, lasciando presto di nuovo spazio al confronto politico, alle iniziative dei movimenti, alla richiesta di un voto popolare. E d’altra parte le cose procedono, se si considera che solo poche ore fa la Prima commissione della Regione Veneto ha dato il via libera alla legge regionale Valdegamberi che indice il referendum.

Alla fine sono queste le cose che contano e allora può essere opportuno chiedersi quali siano i punti di contatto (se vi sono) tra grillismo e indipendentismo, anche per capire come andrà a orientarsi l’attenzione della politica e degli elettori.

In entrambi i casi ci sono alle spalle molti anni di lavoro e la costruzione di una rete di militanti, un forte spirito antisistema, un’indubbia capacità di comunicare ed entrare nel cuore della gente. Ma le differenze sono egualmente significative.

La proposta politica di Grillo è confusa e demagogica, legata a un ecologismo e a populismo disastrosi. Nulla di buono può venire dalla volontà di contrastare i processi di crescita e da una lotta alla Casta assai sterile, che non coglie gli snodi cruciali. Il M5S può anche continuare ad aumentare sul piano elettorale, nei prossimi mesi, ma è chiaro che quanti lo votano non scelgono il suo programma, vedendo in esso solo uno strumento che può distruggere l’esistente. Il suo personale politico, per giunta, è modesto (quando va bene) oppure inquietante (chi voglia divertirsi vada a cercare, in YouTube, i filmatini della Casaleggio Associati sul futuro prossimo venturo).

L’indipendentismo è invece scelto perché, in maggioranza, i veneti vogliono vivere in istituzioni del tutto libere e staccate da Roma. L’ultimo sondaggio de “La Repubblica” ha confermato quello che i veneti sanno da tempo: e cioè che se si votasse tra Italia e Veneto, sarebbe il secondo a prevalere. La popolazione ha compreso quanto le costi l’Italia e quanto sarebbe vantaggioso avere proprie istituzioni in forte concorrenza con Croazia, Slovenia, Austria e Lombardia. Nella gente del Veneto è ferma la convinzione, a mio parere assai fondata, che con il doppio vantaggio dell’eliminazione del residuo fiscale e dello sviluppo di una forte competizione tra sistemi in breve si avrebbe lo sviluppo di un diverso rapporto tra produttori di servizi pubblici e cittadini.

Anche il personale politico che va emergendo dentro il mondo indipendentista ha tratti assai vicini a quelli di un bravo e affidabile cittadino di Vicenza o Treviso. Senza un leader incontrastato, l’insieme dei vari movimenti impegnati a costruire il Veneto di domani presenta ai propri vertici una serie di imprenditori, avvocati, informatici, ingegneri e commercialisti. È il Veneto che lavora, insomma, e che adesso sta provando a inventare una politica di tipo nuovo.

Mentre Grillo nasce dalla protesta e non sa andare oltre, quanti propongono il referendum per l’indipendenza del Veneto avanzano una proposta di grande concretezza, che è in grado di reggere sul piano economico e istituzionale, e che sa evocare una prospettiva di speranza e perfino un orizzonte mitico. Ma soprattutto l’indipendenza appare una concreta via d’uscita dal disastro attuale. Un amico mi raccontava quante sono le donne che si avvicinano all’indipendentismo e sottolineava come, di norma, esse siano restie a occuparsi di politica. Ma qui non si tratta di questo o quel politico: qui si tratta di sopravvivenza. Le donne si mobilitano perché a essere in gioco è la casa stessa.

Nonostante qualche somiglianza, le diversità tra Grillo e indipendentismo sono allora rilevanti ed è per questo motivo che può essere proprio il tema del Veneto a condizionare in maniera significativa lo sviluppo storico nei prossimi tempi.

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