Dopo l’incarcerazione dei nuovi “serenissimi”, si valuta l’ipotesi di mettere in prigione pure Luca Zaia. Non ora, certo, ma nel caso in cui il Consiglio regionale del Veneto decidesse di chiedere alla popolazione – in un referendum consultivo – di esprimersi di fronte all’opzione tra Italia e Veneto.

Lo ha affermato il costituzionalista Luca Antonini, sposando una lettura  piuttosto illiberale della nostra Costituzione e, soprattutto, schierandosi a difesa di un regime politico ormai giunto al capolinea, che negli ultimi decenni ha quasi del tutto distrutto popolazione dinamiche, economie vitali, società assai diversificate e caratterizzate da culture con grandi storie, dotate di profonde radici.

Ad Antonini il presidente della Regione Veneto ha risposto in maniera molto lineare:  sostenendo che il Consiglio regionale è sovrano, e non può essere certo un professore a sostituirsi alla libera scelta di un organismo eletto e, ancor più, al diritto di una comunità di fare le proprie scelte in merito al suo assetto istituzionale.

Zaia ha ragione, ma ora deve avere il coraggio d’imprimere un’accelerazione. Deve capire che il Veneto sta per esplodere e che il trapasso inevitabile può avere luogo in forma legale, pacifica e democratica solo se egli ha il coraggio di assumere la funzione che Artur Mas sta giocando in Catalogna.

Contro il nuovo autoritarismo degli arresti e delle intimidazioni, contro rigurgiti nazionalistici che ricordano tristemente il Ventennio mussoliniano, Zaia deve farsi protagonista di un’iniziativa forte: che garantisca ai veneti il diritto di votare e di conseguenza apra una vertenza con Roma, così da gestire in maniera negoziata la nascita di un Veneto libero, confederale e indipendente.

Finora Zaia non ha mostrato alcun coraggio e ha perso molte opportunità per mettersi dalla parte di chi chiede libertà. Ora ha un’ultima occasione: farebbe bene a non sprecarla.

 

Tag: , , ,