Prima toccherà ai catalani e quindi agli scozzesi. Nei prossimi giorni l’Europa dovrà di nuovo tornare a fare i conti con il riemergere delle rivendicazioni indipendentistiche e con la crisi degli Stati nazionali, strutture illiberali e del tutto indisposte a rinunciare al proprio contro sulla vita, sui diritti e sulle ricchezze dei loro sudditi.

Il prossimo 11 settembre, giovedì, nelle strade di Barcellona si terrà una grande manifestazione di massa che intende dire una volta di più che i catalani hanno il diritto di decidere in merito al loro futuro. Occupando due delle principali arterie cittadini, i partecipanti a questa manifestazione – organizzata dalla Assemblea Nazionale catalana – disegneranno una gigantesca “V”: a evocare termini come “voto”, “volontà”, “vittoria”…

La data dell’11 settembre ha un significato particolare nella storia catalana, perché quel giorno del 1714 la comunità catalana perdette del tutto la propria indipendenza, entrando a far parte del Regno di Spagna. Trecento anni dopo a Barcellona si ricorda la libertà sottratta al termine di un lungo assedio militare e ci si batte per riconquistarla. E in effetti in novembre – anche contro quanto di afferma a Madrid – si potrebbe tenere un referendum organizzato dalla Generalat de Catalunya  per interpellare direttamente i cittadini e far scegliere a loro se stare con Madrid e diventare indipendenti.

In Spagna, dunque, si annunciano tensioni accese, a causa dell’autoritarismo dei nazionalisti spagnoli.

Diversa è la situazione scozzese, dato che in ragione di un accordo tra David Cameron (premier inglese ) e Alex Salmond (governatore della Scozia) il 21 settembre in tutti i villaggi e le città di Scozia vi saranno seggi aperti in cui sarà possibile esprimere la propria voglia di restare nel Regno Unito o far risorgere una Scozia in grado di camminare da sola.

Il contrasto tra la civiltà liberale britannica e le logiche statuali e autoritarie di un Paese come la Spagna (simile in questo a Francia, Italia ecc.) è palese. In un certo senso oggi gli scozzesi sono già liberi, quale che sia l’esito del voto, dal momento che resteranno con Londra solo se un voto maggioritario deciderà in tal senso. Del tutto differente è il caso della Catalogna, la quale rivendica un diritto a votare che le autorità spagnole conculcano. E questo che succederà in Catalogna avrà effetti rilevanti anche su Belgio, Italia e altre realtà europee.

Può essere, in effetti, che questo settembre 2014 segni l’avvio di un processo politico in grado di dissolvere gli Stati-prigione emersi dal nazionalismo otto-novecentesco. Per il Vecchio Continente si potrebbe trattare di un autunno con qualche profumo di primavera.

 

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