Nei prossimi giorni (il 20 e il 21 settembre), a Sestri Levante, per iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni si terrà la decima edizione del Seminario Mises, che intende offrire l’opportunità a giovani ricercatori di presentare i propri lavori e scambiare le proprie opinioni con studiosi già affermati e con il pubblico presente. Quest’anno il tema del seminario – che si tiene in lingua inglese – è la concorrenza istituzionale e non si tratta certo di un caso.

Da sempre la riflessione liberale mostra interesse per gli ordinamenti basati sulla dispersione del potere. L’argomento è elementare: se un ordinamento si estende sopra territori vasti, i costi di uscita (per accedere a un altro ordinamento) sono molto alti e in tale situazione chi governa può agire anche in maniera vessatoria. Viceversa, se spostarsi di qualche chilometro permette di trovare altre leggi e un’altra tassazione, allora i movimenti di imprese, famiglie e capitali finiscono per esercitare una forte pressione sui detentori del potere.

È soprattutto per questa semplice ragione che, di norma, le realtà politiche di piccole dimensioni sono più liberali di quelle grandi, e che i sistemi federali sono tanto più favorevoli alla libertà individuale di quelli centralizzati.

Favorire una concorrenza tra governi (ma anche tra monete, tribunali, regole urbanistiche, agenzie di protezione e via dicendo) significa porre le premesse per una società più aperta. Ed è importante parlare di questi temi ora, dato che nel Regno Unito e in Spagna si è alle prese con un processo che potrebbe favorire la nascita di nuove entità indipendenti.

L’Europa di domani potrebbe essere affidata a governi di minuscole dimensioni: più simili alla Svizzera e al Lussemburgo che alla Germania o alla Russia. Si tratta di un’evoluzione possibile che quanti sono di idee liberali possono solo auspicare.

 

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