Uno dei dati più evidenti della situazione europea contemporanea è il progressivo distacco dell’opinione pubblica continentale dalle istituzioni comunitarie. Non solo alle ultime elezioni per il Parlamento europeo si è recata alle urne una quota assai modesta del corpo elettorale, ma sta pure emergendo una nuova rappresentanza politica.

A lungo, il dramma degli euroscettici era che l’opposizione alle logiche della  progressiva unificazione era interpretata soltanto da formazioni senza credibilità, nazionaliste, totalmente chiuse. La loro scelta era anche condivisibile, ma basata su premesse sbagliate. Fino a quando l’Europa è rigettata in nome del nazionalismo francese e di nostalgie variamente fasciste, è chiaro che i costruttori di un’Europa sempre centralistica, illiberale e burocratica possono dormire sonni tranquilli. Ora però le cose stanno cambiando.

Sia l’Ukip (United Kingdom Independence Party) nel Regno Unito sia l’AfD (Alternative fuer Deutschland) in Germania non sono formazioni screditate e fascistoidi. Possono essere considerate formazioni moderate, per lo più votate da elettori conservatori oppure democristiani delusi dai maggiori partiti. Pur essendo tra loro assai differenti, questi due movimenti esprimono la naturale ribellione dell’elettorato dinanzi a partiti di centro-destra che non proteggono i diritti e gli interessi della gente comune.

In Germania come nel Regno Unito sono ormai in molti a pensare che questa Europa che combatte le libertà locali e vorrebbe dilatare ancor più i poteri degli apparati politico-burocratici non va bene. E se il successo dell’Ukip sta già cambiando il linguaggio dei conservatori e influenzandone la linea politica, non è escluso che qualcosa di simile possa succedere in Germania.

Fino a pochi anni fa il treno dell’unificazione europea sembrava lanciatissimo, quasi inarrestabile. Ora vi sono segnali che i liberali assai perplessi di fronte ai progetti di Jean Monet e Altiero Spinelli possono coltivare qualche speranza.

 

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