Un hamburger può piacere o non piacere: ovviamente. È una questione di gusti. Si può anche ritenere – assai legittimamente – che non sia dietetico, anche se qui si entra in un campo minato, dove i confitti tra teorici della mediterranea, della “a zona”, della paleolitica e di mille altri regimi alimentari sono più aspri di quelli che opponevano papisti e luterani nel sedicesimo secolo. Ma oggi è buona cosa fare una capatina da McDonald’s non fosse altro per attestare che non tutti, fortunatamente, si sono bevuti il cervello.

Non è infatti possibile che in Italia scoppi una polemica di questo genere a seguito di una semplice pubblicità giocata sul’ironia e volta a enfatizzare l’entusiasmo dei bambini per patatine fritte, sundae e altro cibo a basso prezzo distribuito dalla catena più internazionale e più economica. Non è possibile che il vice-presidente della Camera scenda in campo, che vi sia chi chiede l’espulsione di McDonald’s dall’Expo milanese, che i pizzaioli interpellino pure l’Europa e financo Marte, che ritorni in scena perfino l’indimenticabile Pecoraro Scanio…

Si chiama “libertà di parola”: è la possibilità di vendere il proprio prodotto sostenendo che i bambini preferiscono un Happy Meal a una pizza con i peperoni.

Si chiama “libertà di scelta”: è la facoltà di andare dagli amerikani invece che dai partenopei, di mangiar “male” invece che “bene”, di decidere sulla propria vita invece che farsi amministrare da verdi, cinquestellati, pidiellini e via dicendo.

Andiamo tranquillamente tutti da McDonald’s, oggi, se solo ne abbiamo l’opportunità. Qualcuno compri un panino oppure un’insalata, qualcun altro un succo, qualcun altro ancora gli onion rings o le alette fritte. Compriamo quello che ci piace e come ci piace. Godiamocelo. Buona libertà a tutti.

 

Tag: , ,