Il governo Renzi si vuole innovatore, riformatore, “rottamatore”, ma in sostanza è anche molto schierato a difesa dell’esistente. La norma del decreto Madia sulla pubblica amministrazione che di fatto ora impedirebbe a quattro membri del nuovo consiglio di amministrazione Rai di essere confermati in questa posizione (potrebbero solo per un anno e comunque senza ricevere un euro) nasce dall’illusione che si possa mettere mano a un Paese alla deriva – e in tal modo farlo ripartire – non già riducendo l’area dello Stato (privatizzando, liberalizzando, licenziando…), ma invece correggendo qua e là una macchina elefantiaca che si vorrebbe far funzionare al meglio.

Renzi è insomma vittima della retorica che sia possibile uno statalismo ben efficiente.

Poi però c’è la realtà della politica e questa ha le sue leggi. Renzi ha ricevuto tanti favori e altri intende riceverne. E quindi ora deve piazzare Tizio su una poltrona, Caio su un’altra e via dicendo. Potrai essere di destra o sinistra, giovane o vecchio, pragmatico o sirizista… ma se vuoi comandare all’interno di questo gioco che ha le sue ferree (quanto feroci) leggi, non puoi ignorare di distribuire incarichi e prebende.

E così ora la retorica impatta con la realtà, ma è convinzione comune che sarà la seconda a prevalere. Carlo Freccero, Guelfo Guelfi e gli altri non hanno molto da temere.

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