A colloquio con Novello (IX)

“Tu spieghi che attualmente la più grave minaccia di una visione liberale, non è più il vecchio Stato nazionale, ormai in bancarotta e screditato, ma è la prospettiva di governi sovranazionali se non addirittura di un unico mondiale. Nella storia del pensiero politico tu hai individuato in Dante, che nel de Monarchia spiega come più ci si allontana dall’uno più ci si allontana dal bene, e poi soprattutto in Kant, un temibile propugnatore di questo ideale di globalismo giuridico, dal quale discendono istituzioni come l’Onu, l’Unione Europea, ecc… L’ingenuità che tu contesti è quella secondo cui in presenza di un […]

  

A colloquio con Novello (VIII)

“Sappiamo che proprietà e libertà di mercato possono portare a disuguaglianze economiche e sociali anche molto accentuate; come si concilia secondo te il messaggio cristiano di uguaglianza davanti a Dio con le gerarchie sociali che si creano nelle economie di libero mercato?” incorporato da Embedded VideoYouTube Direkt

  

A colloquio con Novello (VI)

“Nel libro uno dei principali bersagli polemici è Immanuel Kant. Chi era abituato a considerare Kant uno dei più liberali, o quanto meno dei meno illiberali tra i filosofi tedeschi, resterà fortemente sorpreso. Tutto comincia con la controversia tra Kant e Constant sul diritto di mentire e sull’affermazione del filosofo tedesco secondo cui: “Mentire è la maggiore infrazione dell’uomo verso sé stesso”, e ciò anche nel caso estremo in cui dicendo la verità si provochi la morte di un innocente.

  

A colloquio con Novello (V)

“La religione cristiana è emersa ribellandosi al potere, e successivamente essa è stata incorporata dai regnanti, che l’hanno usata per legittimarsi, diventando instrumentum regni (il re di Francia era unto dal Signore, ad esempio), infine – come sostiene Carl Schmitt – lo Stato non ha affatto secolarizzato la società, ma mimando la religione ha elaborato una teologia tutta sua: esclusiva.

  

A colloquio con Novello (IV)

“Uno dei temi centrali del tuo libro è la distinzione romana e medievale tra auctoritas e potestas, e oltre a ciò anche tra un’autorità naturale che esprime consigli e linee di condotta morale e un potere sovrano che invece poggia sul monopolio della forza fisica.

  

A colloquio con Novello (III)

“In quale modo il potere politico pre-moderno, fatto di persone e famiglie e quindi visibile (frammentato sul territorio e con una gran varietà di concorrenti e autorità morali a fargli da argine), ha lasciato il posto a un potere moderno impersonale, esercitato da funzionari intercambiabili, che esprime leggi generali ed astratte, che è ovunque ma in nessun luogo preciso, perché trae legittimazione dalla società stessa, raccontandoci che “lo Stato siamo noi”?

  

A colloquio con Novello (II)

Lo Stato moderno, in quanto tale, non implica già esiti assolutistici e alla fine totalitari? E’ possibile un ordine sociale di tipo statale, basato sulla monopolizzazione e istituzionalizzazione della violenza, che riesca durevolmente a sfuggire agli esiti tragici che hanno caratterizzato il Novecento?

  

A colloquio con Novello (I)

Qualche mese l’amico Novello Papafava mi ha incontrato per dialogare in merito al mio libro, “Credere nello Stato?” (Rubbettino). Il risultato sono una decina di brevi conversazioni, ognuna dei quali dura alcuni minuti e affronta qualche tema del volume. Li linkerò qui, un po’ alla volta, nella speranza che a qualcuno possano in qualche modo interessare quei dialoghi sulla libertà, sullo Stato e sul rapporto tra l’una e l’altro. Uno speciale ringraziamento va a Novello, ma anche ad Alessandro Papafava e ad Alvise Valier, il quale ha curato la ripresa e il montaggio dei video

  

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