In linea di massima, per la cultura contemporanea la musica non esiste. Anche intellettuali che non si perdono una Biennale e che seguono da vicino e con il massimo interesse quanto avviene nel campo della filosofia, del cinema, della psicologia o del diritto (pur non essendo filosofi, cineasti, psicologi o giuristi) assai raramente ascoltano qualcosa che non sia il “canone” della musica classica fino a Stravinskij, oppure più semplicemente pop, rock o qualcosa di simile. Non c’è quasi un pubblico per la musica contemporanea detta “colta”. Eppure il nostro tempo ha musicisti che (in linea teorica e non solo) prolungano […]