Il lato selvaggio di Nelson Algren (e di Lou Reed)

L’America di Nelson Algren viene dopo Mark Twain e prima di Jack Kerouac. Ma è bastarda allo stesso modo. Lo senti dall’odore e dalla fortuna che ti passa accanto e si gira dall’altra parte. Tossicchiando. E’ l’altra faccia del dollaro, quello sgualcito, che passa per mani ruvide e cotte dal sole, si perde in tasche bucate, nella schiuma di birre dozzinali, nel ventre a saldi di una ragazza. Si sa, inevitabilmente, non finisce in banca. Neppure per sbaglio, perché è un dollaro di strada. E non fa carriera. Quando questa America arriva in Europa qualcuno ci mette sopra una bandiera […]

  

Dan Simmons e il futuro in flashback

La data non è scelta a caso, 2032. Arriva esattamente un secolo dopo la Grande Depressione. Non il ’29, ma l’anno più nero, quello in cui la crisi finanziaria è planata da Wall Street sui marciapiedi, con le file di diseredati alle mense di carità, con i treni vagabondi, la disoccupazione come prospettiva di futuro, i romanzi di Steinbeck e Nelson Algren e le canzoni di Woody Guthrie, allora ventenne e con un padre fallito. Dan Simmons nelle cene con gli amici continua a ripetere una battuta presa a prestito da Vonnegut: gli scrittori di fantascienza sono come i canarini […]

  

Mary Robison, la scrittrice e il suo editor

 Le storie di Mary Robison vanno bene per i primi giorni di pioggia, quando l’autunno è già maturo. È come sedersi al tavolino di un bar, dopo le cinque, di sera. Fuori è buio. Sei solo, e leggi distratto un quotidiano. Qualche metro più in là ci sono due ragazze, ventotto, trent’anni, che si raccontano qualcosa. Forse sono sorelle, forse amiche. Non fa differenza. Non sei lì per ascoltare, ma è inevitabile, ti ritrovi a cogliere una mezza frase. Parlano magari di una madre che non vuole crescere o di un esame all’università, di una tinta di capelli sbagliata, di […]

  

Don De Lillo, c’era una volta nel Bronx

Al confine del rumore, proprio all’inizio della strada, c’è l’hotel. Dentro aspetta Don DeLillo. Dicono, ed è vero, che se vuoi ascoltare la voce del secolo americano devi leggere Underworld, o perlomeno Rumore Bianco, Libbra (ricostruzione tra storia e fantasia dell’assassinio di Kennedy, visto dalla parte di Oswald), Americana. È lui, l’ultimo patriarca del grande romanzo americano, anche se ha il cognome abruzzese, se è cresciuto nel Bronx di Jack La Motta, lì dove approdarono gli ultimi emigranti, dove ancora si parla italiano e le facce o i dialetti non hanno il tono da cartolina taroccata di Little Italy né […]

  

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