Un mese fa, l’esito del referendum britannico aveva generato un gigantesco polverone radical chic sui limiti della democrazia: persone normalmente pacate si sono spinte in avventurosi proclami sulla necessità di limitare il diritto di voto, riservandolo ad un ristretto gruppo di illuminati (di cui loro stessi, ovviamente, farebbero parte a pieno titolo).

Oggi ci risiamo. A prescindere dal fatto che il coup turco l’abbia organizzato la corrente secolarizzata dell’esercito o Erdoğan in persona, il rigurgito anti-democratico verso quest’ultimo si è fatto nelle ultime ore sempre più insistente. Perché sì, è vero, ha vinto le elezioni, ma è un dittatore di fatto.

E sapete una cosa? Io sto con loro: sto con quelli che pensano che liberarsi di Erdoğan sia un dovere morale non solo della popolazione turca, ma dell’intero Occidente. La democrazia, per me, non è un valore, ma un metodo: e se calpesta i diritti individuali e lo stato di diritto – oscurando internet, limitando le garanzie processuali, cancellando la separazione tra potere esecutivo e giudiziario, arrestando e torturando gli oppositori politici – può e anzi deve essere sacrificata in nome della libertà.

Solo che questo improvviso amore per la libertà individuale e per i diritti delle minoranze dovrebbe valere sempre. Dovrebbe valere quando i governi salvano banche coi soldi dei contribuenti, quando si appropriano del 68% della ricchezza prodotta dai loro cittadini, quando proibiscono di coltivare gli Ogm o di utilizzare Uber, quando espropriano terreni, quando non sgomberano edifici occupati abusivamente, quando impediscono di aprire a McDonald’s e a Esselunga, quando sussidiano un comparto economico a discapito degli altri, quando impongono tirannie fiscali come il solve et repete, quando svalutano la moneta, quando si indebitano e lasciano il conto da pagare a figli e nipoti. E l’elenco potrebbe continuare per ore.

Certo, incarcerare oppositori politici è un po’ più grave che proibire gli Ogm. Ma si tratta di manifestazioni della stessa patologia, sia pure di diversa gradazione: l’assenza di limiti al perimetro della democrazia. Finché non imporremo dei paletti chiari al diritto collettivo di decidere, dalla porta delle nostre libertà continueranno a entrare spifferi illiberali – talvolta a colpi di maggioranze risicate – e, qualche volta, tragedie e dittature. Se diamo al popolo e a chi lo rappresenta il potere di decidere tutto per tutti, non ci possiamo lamentare se, poi, non decide come avremmo voluto.

Twitter: @glmannheimer

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