Nel 1983 Bruce Yandle, un economista americano, scrisse un celebre articolo sulla strana alleanza fra gruppi religiosi e contrabbandieri che si formò nel ventesimo secolo con lo scopo di ottenere la chiusura domenicale dei locali che servivano alcolici ai loro clienti. I primi chiedevano alla politica di far rispettare la sacralità della domenica. I secondi, da parte loro, vedevano nella proibizione domenicale una ghiotta occasione per incrementare i propri affari, vendendo alcol illegalmente. I due gruppi sociali avevano poco in comune, ma l’importanza specifica che l’istanza rivestiva per entrambi li condusse a cooperare per lunghissimo tempo, favorendo il raggiungimento dell’obiettivo.

Quando ho letto le parole di Tim Cook, CEO di Apple – secondo cui il libero mercato “non ha funzionato” nel garantire il rispetto della privacy degli utenti da parte dei giganti hi-tech, e quindi sarebbe necessario regolare in modo più stringente l’economia dei dati – non ho potuto fare a meno di pensare all’esempio di Yandle. A differenza dei suoi principali concorrenti, Apple ha da sempre rifiutato di utilizzare i dati personali dei suoi utenti, per scopi di business ma non solo: basti pensare a quando si rifiutò addirittura di aiutare l’FBI per sbloccare l’iPhone del terrorista di San Bernardino. È un merito? Non saprei. Certamente non dovrebbe diventare il pretesto per chiedere alla politica di regolare la concorrenza, facendo leva sul sentimento popolare.

La richiesta di più regole per i propri concorrenti non ha mai portato bene, e anzi si è spesso rivelata un’arma a doppio taglio, stimolando la creatività delle ‘vittime’ di quelle stesse regole e dei newcomer che volessero innovare i rispettivi mercati. Ma c’è di più. I nostri dati personali i giganti dell’economia digitale li hanno talvolta venduti per offrirci beni e servizi personalizzati. Senza chiederci il permesso, certo: ma per un fine forse illecito, non certo pericoloso. I governi di tutto il mondo quello stesso potere di controllo sui nostri dati personali lo hanno spesso utilizzato per fini decisamente meno innocui, e continuano a farlo. Sicuri di volervi fidare più di loro che di Amazon?

Twitter: @glmannheimer

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