Venerdì scorso, su Qubit, l’avevo pronosticato. Non che ci volesse un oracolo, sia chiaro, ma nemmeno le simulazioni più raffinate avevano osato dare per scontato il voto del Parlamento europeo sulla riforma del copyright. Martedì la plenaria ha votato sì, rigettando tutti gli emendamenti dell’ultim’ora, e ora manca solo un passaggio formale al Consiglio per trasformare il testo in legge.

L’esito del voto è stato reso ancora più incerto dalle numerose defezioni ‘strategiche’: quasi 100 gli europarlamentari assenti, probabilmente anche a causa della preoccupazione per le ripercussioni del voto sui propri collegi elettorali in vista delle europee. Notevoli anche le fratture che si sono generate all’interno di quasi tutti i gruppi parlamentari, compresi quelli di maggioranza. Alla fine, comunque, i 74 voti di distanza finali hanno rappresentato un margine di sicurezza sufficiente.

Dei contenuti e degli effetti della riforma si è già discusso a lungo. Da parte mia, vorrei solo aggiungere due brevissime considerazioni.

La prima è sulla logica di fondo della riforma approvata. A prescindere dalla bontà o meno delle singole disposizioni, traspare infatti chiaramente l’intento di riequilibrare il potere di mercato fra i diversi attori in campo. Per fare questo, tuttavia, esistono casomai le autorità antitrust: procedere per via legislativa, e quindi con efficacia generale e astratta, comporta invece il rischio di pregiudicare esistenza ed efficacia di attori futuri – anche solo potenziali – che per ovvie ragioni non hanno attualmente voce in capitolo.

La seconda riguarda l’inedita convergenza che, sul voto, si è creata fra i colossi della Silicon Valley, le forze di opposizione nell’attuale Parlamento europeo (compresi Lega e M5S), e i restanti partiti ‘sovranisti’ in tutta Europa. Considerato che questi ultimi utilizzeranno con ogni probabilità la riforma del copyright per alimentare il consueto frame ‘popolo contro élite’ durante la campagna elettorale per le prossime europee, sarà interessante verificare se il sodalizio, da semplice coincidenza (ammesso e non concesso che lo fosse), si possa trasformare in un’interlocuzione più stabile e strutturata.

Twitter: @glmannheimer

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