Sabato scorso, Mark Zuckerberg ha pubblicato un lungo op-ed sul Washington Post che riassume sostanzialmente le proposte di Facebook in materia di regolamentazione del web. Non è la prima volta che il fondatore del social network gioca a carte scoperte, almeno apparentemente, ed è ciò che molti si aspettavano dopo i continui scandali che hanno interessato la piattaforma negli ultimi mesi.

Zuckerberg ha compreso molto chiaramente che non c’è altro modo di difendere il proprio business – continuamente accusato di tutto e del contrario di tutto – se non rispedendo nel campo della politica la patata bollente di stabilire il confine tra propaganda e fake news, tra privacy e condivisione volontaria delle informazioni, tra hate speech e libertà di espressione. E così ha fatto.

Le posizioni di Zuckerberg sono sostanzialmente condivisibili, ma resta un dubbio: siamo sicuri che affidare il controllo dei nostri comportamenti digitali ai governi sia una buona idea?

Certamente il web non è, non può essere e non deve essere un luogo al riparo dalla legge: fa parte della realtà, non è un luogo diverso. Ha i pregi ma anche i difetti della realtà, e sul web si possono compiere reati anche gravissimi. Spesso negli ultimi anni, tuttavia, proprio la possibilità di sfuggire al controllo dei governi ha reso i social media potentissimi mezzi di informazione e di denuncia. Sacrificare la libertà di espressione sull’altare della legge, che lo dica Zuckerberg o no, potrebbe non essere una buona idea.

Twitter: @glmannheimer

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