L’Antimafia si sveglia e se la prende con il Viminale

Mentre l’Antimafia si diverte a scrivere liste di proscrizione tardive (da che pulpito, poi…) la lotta alla ‘ndrangheta si fa sempre più difficile. E i boss se la ridono. Prendete il caso di Giulio Lampada, il presunto boss di ‘ndrangheta condannato a 14 anni per associazione mafiosa. Dico presunto perché, stando a quello che una volta mi disse un pentito, «i veri boss sono quelli che hanno una pistola in mano e la sanno usare». Lampada non è un boss, e lo dimostra il fatto che i suoi legali siano riusciti a ottenere per il loro assistito gli arresti domiciliari. […]

  

Pure la privacy è vittima della ‘ndrangheta

«La ‘ndrangheta ci spia». La frase pronunciata dal garante della privacy Antonello Soro sa di sconfitta dello Stato. «Mi meraviglierei del contrario, e cioè che non fosse in grado di intercettare mail e telefonate. La criminalità informatica ha assunto dimensioni globali assolutamente straordinarie rispetto solo a quattro anni fa», ha detto l’ex parlamentare Pd ospite dell’ultima puntata di KlausCondicio. La sconfitta dello Stato è resa ancora più amara dall’autore della sciagurata ammissione, cioè colui che dovrebbe garantire la nostra privacy. Si dirà: ma che poteri ha il Garante? Non ha mica poteri giudiziari o investigativi. Appunto, e allora che ci […]

  

Di mamma (e di ‘ndrangheta) ce n’è una sola

Stragi (e servizi segreti), famiglie e faide, grandi opere e appalti, cocaina. In fondo la storia della ‘ndrangheta si regge su questi quattro pilastri. Non è un caso se la Dia di Roma abbia sequestrato beni per circa 6 milioni di euro ad Alfredo Bizzoni, imprenditore romano coinvolto secondo gli inquirenti in compiti di supporto logistico nella preparazione delle stragi mafiose del 1993 e condannato per aver reperito e consegnato armi e munizionamento ad Antonio Scarano, pluripregiudicato romano di origine calabrese, poi divenuto collaboratore di giustizia e condannato a 18 anni come responsabile (in concorso con altre persone) degli attentati […]

  

Pentiti veri e pentiti finti

Maria Concetta Cacciola non era una pentita ma una testimone di giustizia, (era la nipote del boss Gregorio Bellocco, il cognato di suo padre Michele) che aveva deciso di testimoniare contro la sua famiglia, poi aveva ritrattato tutto. È morta suicida quattro anni fa a Rosarno dopo aver ingerito dell’acido muriatico, in circostanze ancora da tutte chiarire. Se è stato omicidio si capirà nei prossimi giorni. Stando ai pm di Palmi a indurre la donna a ritrattare le accuse sarebbero stati tre parenti e due avvocati, tutti arrestati oggi. Proprio nel giorno in cui i giudici della Corte d’assise d’appello […]

  

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