25mag 12
17 Risposte a “Pop”
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Su Lettera43 parlano dei nuovi modi di redcensire libri, tra cui le videorecensioni…
http://www.lettera43.it/cultura/libri-si-fa-presto-a-criticare_4367551853.htm
Libri, si fa presto a criticare
Le recensioni fra video, web e social.
di Bruno Giurato
Se la società è liquida, la cultura è liquida, e persino il bacino lettori è sempre più liquido (anche se a leggere i numeri delle vendite dei libri sembra piuttosto in stato di evaporazione), la critica letteraria cerca di stare a galla. Gli specialisti e i grandi critici offrono qualche notevole lezione magistrale, come quella dantesca di Carlo Ossola al Salone del libro di Torino, ma spesso il dibattito è tutto interno a gerghi (e scontri di potere) d’accademia.
I CRITICI PARLANO «TRA SÉ, CON SÉ, DI SÉ». I critici insomma fanno un po’ la figura di artisti e pittori nella canzone Trani a gogò di Giorgio Gaber: «Parlano di sé fra sé e sé». Ultimamente però qualcosa si muove. Non saranno le incursioni del filologo Gianfranco Contini nell’attualità letteraria del Dopoguerra, ma non si può avere tutto. Nella realtà liquida, tra l’altro frullata tra diversi media, già che si parli di libri in modo non noioso e non accademico, per lettori e non per teorici della letteratura, è già un risultato.
La videorecensione: da Ron Charles a Le vespe
Per esempio negli ultimi mesi abbiamo assistito all’importazione in Italia di un modello americano di imprevisto successo: la videorecensione. Il precursore del genere è Ron Charles, critico letterario del Washington Post, che nel 2010 dovette reagire alla chiusura del supplemento letterario del Post, Book World, da lui diretto.
SUL WEB CON POCHISSIMI MEZZI. E si inventò le recensioni video: con pochi mezzi, mettendo i clip su YouTube, Charles tirò fuori la serie Totally hip video book review, in cui, tra l’altro, recensì il romanzo Freedom di Jonathan Franzen seduto sulla tazza del water. Fu subito successo, anche perché a dispetto dei modi ‘hip’, Charles è un critico con tutti i crismi. Alla fine gli venne ridata la sua rubrica sul Post.
SE IL RECENSORE DIVENTA PERSONAGGIO. Ma l’idea, dicevamo, è stata ripresa anche in Italia. Per esempio da Luigi Mascheroni, che scrive di libri per Il Giornale, e che da qualche mese posta regolarmente le sue videorecensioni. In questo caso il tenore è meno surreale di quello di Charles, più contenuto, piuttosto ‘inglese’ e umoristico: Mascheroni si presenta immancabilmente in giacca e cravatta.
LE VIDEOVESPE E L’IDEA DI SATISFICTION. Forse i lettori di Lettera43.it conoscono le Videovespe di Riccardo Chiaberge. L’ex direttore del Domenicale del Sole 24 ore mette in scena le sue ‘punture’ su questo giornale spesso con l’aiuto di una protagonista muta: una bassotta tedesca. Ma quanto a vita spericolata il numero uno è senz’altro Gian Paolo Serino. L’inventore di Satisfiction, nelle sue recensioni di libri per Rolling Stone, l’abbiamo visto in t-shirt nera con la scritta “Hell Club Drivers”, e Marlboro accesa.
Serino, noto per le sue recensioni ‘soddisfatti o rimborsati’ e per aver ‘licenziato’ qualche mese fa l’editore della sua rivista, Vasco Rossi, è una sorta di letterato rocker, una figura un po’ alla Charles Bukowski.
Antonio D’Orrico, l’uomo più detestato dai critici
Ed è chiaro che passando dall’antica pagina (anche su web) al video, il recensore diventa sempre più personaggio, entra nel testo che descrive, il che non è necessariamente un elemento trash: piuttosto è un espediente teatrale per ricreare un rapporto di fiducia con il lettore. In fondo, cadute le scuole filosofiche e ideologiche, resta la persuasione (o la retorica) del rapporto personale.
Se lo sfruttano gli scrittori, assumendo pose da rockstar, ci può stare che lo facciano anche i recensori. Seppure con un po’ di ironia.
ESSERE ODIATO: ESSERE LETTO. In tema di rapporto personalizzato con il lettore, il precursore su questa linea è stato, ancora sui giornali tradizionali, Antonio D’Orrico. Disprezzatissimo dagli accademici, perché in genere le spara grosse (recentemente ha scritto che il nuovo Raymond Carver è il cantautore Luciano Ligabue), ha contribuito a fare la fortuna di Alessandro Piperno, in pole position per la candidatura allo Strega. Scrive in prima persona («mi piace/non mi piace»). Molti lo odiano, tutti lo leggono.
Blog letterari e un imperativo: interagire
Poi c’è una recentissima tendenza a parlare di libri in maniera ‘social’. Già qualche anno fa certi blog letterari di tendenza, come Nazione Indiana e Carmilla, ospitavano lunghe discussioni tra i lettori: poteva capitare che ogni post ospitasse un centinaio di tignosi commenti, tra cui attacchi personali tra chi interveniva.
VANITY E LO STILE PARODI SUI LIBRI. Ma messo da parte il furore teorico, e la nota irritabilità dei commentatori, alcuni giornali hanno usato la forma del blog per tenere un dialogo coi lettori a proposito dei libri letti o da leggere. Per esempio Laura Pezzino in Bookfool (il blog di libri di Vanity Fair), lancia spesso sondaggi («Quali libri avete visto in mano ai vostri compagni di viaggio in treno?»; «Quale tra questi tre romanzi vi è piaciuto di più?»). Una sorta di approccio naif, che tiene acceso l’interesse per i libri in mano al lettore comune, e che può ricordare il modello che Benedetta Parodi usa con le ricette di cucina.
Tra flash mob e fotine social
E tra i blog letterari più recenti c’è Finzioni magazine. Una sorta di comunità di lettori curiosi che ospita alcuni interventi notevoli. Per esempio, nella tradizione della falsa intervista (da Giorgio Manganelli a Lester Bangs) ha pubblicato un colloquio con la scrittrice Grazia Deledda. E il flash mob organizzato dal blog al Lingotto, con una serie di lettori con il libro in mano (stile rabbino) che andavano dietro a un clarinettista tra gli stand del Salone del libro, è stato almeno un momento inaspettato nella liturgia istituzionale.
GILDA E GLI ESPERIMENTI SCIENTIFICI. Poi ci sono casi estremi, come le incursioni social della scrittrice e critica letteraria Gilda Policastro. L’autrice de Il Farmaco, nonché allieva almeno ideale di «Edoardo Sanguineti e Giacomo Leopardi» (così si trova scritto nelle sue biografie in rete), la ritroviamo anche su Facebook. A postare citazioni come «La scienza è (aristotelicamente) coglimento di una regolarità e (empiristicamente) iterabilità di esperimenti» (firmato M.F).
Ma più che la firma fa testo la foto della Policastro, in sottoveste trasparente. È nata la comfort literature.
Domenica, 27 Maggio 2012
Lei ha presentato bene POP di Beatrice, vi scrivo per mettere in luce la dimenticanza del critico, ovvero, come nonostante la comunicazione diffusa l’Opera originale e veramente geniale viene stoppata in tutti i modi prima di emergere; perchè il veramente nuovo affonda il vecchio e, dal punto di vista di The Opera, il vecchio è Cattelan un artista qualunque eppure mio coetaneo. Se vuole può prendere atto di The Opera sul mio Blog http://armellin.blogspot.com in fondo è la maggiore innovazione dell’arte contemporanea internazionale, e può far del bene sia all’Italia sia al Vaticano. Più precisamente: dopo la Cappella Sistina, The Opera è il primo Capolavoro che può dirsi pari grado. E c’è una differenza sostanziale: Michelangelo è stato pagato io no. Vocazione pura, vocazione assoluta : 28 anni in autofinanziamento
Ha ragione quando dice che scrittori ad alta tiratura sono quelli che raccolgono maggiore attenzione. Ma si tratta di un’attenzione riguardante il “particulare”, l’effimero, la curiosità (spesso morbosa). Libri alla moda. E poi che resterà di essi se lei stesso riconosce che un libro come Gomorra certamente non resterà nella storia della letteratura? Anzi, io dico che non vi è nemmeno entrato.
A parte il valore del teschio, ascoltare o leggere i suoi interventi è sempre un piacere
Bello!
bella videorecensione. non ho letto il libro ma credo che beatrice non si occupi dei conflitti d’interesse che nascono nel mondo dell’arte
contemporanea fra critici che organizzano mostre in istituzioni pubbliche per far alzare il valore degli artisti, artisti che a questo punto scelgono gallerie private legate ai critici ecc. se qualcuno iniziasse a scoperchiare un po’ la pentola..
Bello! (non ci avevo mai fatto caso: anche nei precedenti non metti pagg. e € del libro?)
Hai ragione, il punto è: resterà qualcosa delle loro opere o solo una traccia della loro eccentricità?
E quella bretellina che fa capolino sotto la giacca…… Cosa non e’. Arrivera’ anche il farfallino, ne sono sicuro.
Per quanto riguarda la recensione, sono sicuro che questo argomento e’ uno di quelli per cui se ne puo’ discutere per giorni senza arrivare ad una soluzione, dipende da ognuno che idea ha dell’arte e dell’artista. Grande Luigi !
Molto interessante! E si, ci ho sempre pensato anche io a quanto sia diversa la figura dell’artista oggi, rispetto a quello di un tempo, che se non aveva un papa o un nobile pigmalione ad occuparsi di lui viveva spesso di stenti.
Ci sono ancora, ovviamente, artisti così.
Ma il punto fondamentale secondo me è che rispetto a un secolo fa sono intervenuti due elementi nuovi: uno è l’importanza dei media, che di fatto hanno trasformato il modo di proporre, e quindi anche di essere. L’altro è il fatto che l’arte – quella di valore, per lo meno – sia diventata sempre e irrimediabilmente concettuale.
È chiaro che quando il concetto prende il sopravvento sulla rappresentazione, o sull’espressione, la personalità dell’artista diventa vera protagonista.
Ormai sei una star! altro che arti-star!
La condivido subito con i miei colleghi!
Molto bella, come d’abitudine con te.
Intrigante il libro….e anche la mostra alla Triennale. Bellissima la foto di Dalì da giovane.
Ho conosciuto il Suo blog un paio di mesi fa e devo dire che l’ho molto interessante: credo lo sia non solo per chi ama i libri e la lettura.
In ogni caso la mia video recensione preferita rimane quella su “Toccare i libri” che, per quanto mi riguarda, è un piacere che si estende anche ai giornali. Complimenti ancora
Bravo, Luigi
Bon appétit à toi!
Ciao Luigi. Sei sempre attivissimo, complimenti