01giu 12
33 Risposte a “Come parlare di luoghi senza esserci mai stati”
Lascia un commento
I commenti sono moderati e saranno pubblicati solo se ritenuti pertinenti e idonei alla discussione. Potranno essere modificati per esigenze di spazio e di chiarezza. Per maggiori informazioni si prega di consultare i termini e le condizioni d'uso.
Bravo Luigi! Fai proprio vivere i libri.
Complimenti.
personalmente la fisicità del reale, con la sua multisensorialità, che diventa esperienza e sedimenta nel nostro vissuto, appaga meglio il mio bisogno di sentirmi “parte di”, ma come non condividere il fascino inebriante del viaggio immaginario attraverso i luoghi del desiderio, senza limiti né confini, fatto di emozione, fatto di sogno, fatto di un’interiorità che, in fondo cerca e racconta se stessa. Bello, gigi, questo lo leggo di sicuro.
… per la serie ” E’ scontato, pacifico e sicuro, allora non ci credo” una tesi che mi è cara da sempre, questo tuo video strampalato, e questo pamphlet di Pierre Bayard, insieme a Kant, ‘simbolo per eccellenza del viaggiatore in pantofole’, mi incoraggiano a crederci sempre di più. E’ per questo che ‘propendo’ – senti un po’ che parolone conosco?!? – propendo per il motto del ‘principe dei reporter’ Kapuscinski: ‘per dare il proprio giudizio occorre esserci!’… riferito però anche o soprattutto ai politici cosiddetti, agli psicologi cosiddetti, ai ‘predicatori’ cosiddetti, ai tanti troppi ‘venditori di fumo’, cosiddetti esperti consulenti, sindacalisti… perché non solo la tv, ma la nostra società e la nostra vita, è piena di fiction!
Non resisto a farti i complimenti!
Mi sto divertendo molto con i tuoi super video, sto facendo il passaparola con tutti i miei amici letterari.Credo sia divertente anche per te, ho letto nei commenti, la rivelazione della tua avventura con la polizia e l’amica allibita mentre eri alle prese con il tuo delizioso puff
Sei un attore molto bravo!
Molto carina anche questa.
Ma veramente Chateaubriand non è mai stato a Gerusalemme? Io ci sono cascata in pieno…
Bellissimo!!
Abbiamo rifatto la scena quattro volte: ci ha fermato la polizia
ferroviaria, poi la sicurezza in borghese, una signora mi ha chiesto dove
avevo comprato il puff che era bellissimo e poi è passata una mia amica che
mi ha guardato schifata: “Mascheroniiiiiiiiii………..?!?”, ho provato a
spiegarle che non ero pazzo, che stavo girando un video, ma se ne è andata
senza rispondermi. Mattinata pesante… Comunque non so nenach’io come mi è venuta questa cosa dell’intellettuale. Mah…
“… Viaggiare restando in poltrona fa così intellettuale…”. Ma cosa dicevano quelli che ti vedevano alla Centrale seduto su un mega puff a dire ‘ste stronzate…?
Nuova, bellissima recensione.
Unica pecca: la cravatta mancata!
Ma fa niente, ugualmente complimenti Mascheroni
No, Bayard non ne parla, ma è un libro che conosco: è vero, è “fantastico” in entrambi i sensi, frutto della fantasia e bellissimo. Ne ho scritto qualche anno fa, in occasione di una riedizione Bompiani, curata da Roberto Carnero. I viaggiatori in poltrona sono più di quanti si pensi… Comunque Gozzano in India ci arrivò, poi si chiuse in albergo e si mise a scrivere sulla base di guide turistiche che si era portato dietro: non fece mai il giro del Paese che racconta.
Tra i viaggiatori immobili c’è anche Gozzano che non arrivò mai in India ma su cui scrisse un libro famosisimo (e fantastico), La cuna del mondo. Chissà se Bayard ne parla
Per quanto riguarda il viaggio di Marco Polo in Cina, la questione è dibattuta. Negli ultimi due decenni sono usciti diversi libri sull’argomento. La tesi “negazionista” sostiene che in realtà Polo non andò mai oltre il Mar Nero, e ciò che detta a Rustichello nel suo Milione sono perlopiù memorie di altri viaggiatori giunte alle sue orecchie. A sostegno di questa tesi si cita soprattutto il fatto che Marco Polo non menziona mai la Grande Muraglia, che non poteva non vedere e non ricordare… oltre al fatto che nei precisissimi archivi ufficiali ciensi dell’epoca non si registra mai la presenza di Polo in Cina, neppure a corte… Bayard sposta questa tesi, oltre a ricordare il fatto che Polo racconta anche di uomini con la testa di cane…
Comunque, che ci sia andato o meno, e che i racconti siano di prima o di seconda mano, secondo Bayard (e un po’ anche secondo me) poco importa. Quello che importa è che per secoli, tra Medioevo e età Moderna, l’Europa conobbe la Cina grazie al diario di viaggio (vero o presunto) di Marco Polo.
Bello il video, il libro e la recensione. Pensavo che l’Editore avesse chiuso…
P.s.: ma è proprio sicuro che Marco Polo, in Cina, non ci sia arrivato?
La possibilità di far viaggiare la mente e la fantasia, è un’interessante prospettiva. Ma preferisco l’esperienza reale che c’è in un viaggio, l’aspettativa, la conoscienza e, leggendo un libro, ritrovare ciò che ho conosciuto. Parto, parto sempre…magari portandomi un libro. L’attesa della partenza è già godimento. Il viaggio è emozione. Il ritorno è ricordo.
Caro Gigi,
anche questa volta più che bravo, anzi insuperabile! Correrò a cercare i due libri di Bayard. Tu sei anche un attore consumato, la location è bellissima, ma quella valigia-poltrona fantozziana un oggetto del desiderio. Dove si trova?
Secondo me dipende anche a chi raccontiamo cosa. Se descrivo un viaggio al centro della Terra, è chiaro che posso raccontare ciò che mi pare, perché tanto nessuno lì c’è stato finora, nè è probabile ci vada in futuro. Se invece mi baso sui resoconti di testimoni, riporterò le loro impressioni di viaggio. Direi in generale che è più arduo comprendere quello che abbiamo accanto rispetto a ciò che è (apparentemente) lontano da noi. In questo senso mi collegherei anche al Suo commento, Mascheroni, dove dice che l’esperienza Le fa capire da subito se un testo vale o no. Ci potrei scorgere una punta di presunzione, ma posso anche semplicemente pensare che si tratta del più consueto tra gli atteggiamenti psicologici. Crediamo di essere esperti e diamo per scontato ciò che potrebbe non essere così scontato. Comunque, vivere in prima persona un viaggio rimane, per me, un’esperienza unica, che nessun racconto di altri potrà mai sostituire.
In realtà mi capita di scrivere o parlare di libri che magari ho solo “sfogliato”, però molto raramente. Se devo fare una vera recensione o un pezzo importante, non posso non leggerlo. A volte li sfoglio o leggo solo delle parti se il libro mi serve solo come spunto per qualcosa di più ampio. Comunque, da quando faccio le videorecensioni, i libri li leggo sempre tutti, completamente. Con un paio di eccezioni: del libro di campbell sul mito ho saltato due-tre capitoli, e di quest’ultimo di Pierre Bayard (il quale, curiosamente, ha scritto anche un libro su “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”…. molto divertente e apppropriato) ne ho saltato uno, che però secondo me è marginale… Detto questo, penso anche che, alla lunga, l’esperienza e il mesterie contino non poco: dopo tanti anni che lavoro nel mondo dei libri, ormai riesco a capire se valgono o meno solo leggendo poche cose qua e là… E’ quello che si dice fiuto. Ricordo un grandissimo caporedattore del Domenicale del Sole24ore (e poi del Corriere), con il quale lavorai, che i libri li fiutava: dal nome dell’autore, l’editore e la quarta di copertina capiva subito se era un titolo interessante, o da buttare. E ci azzeccava sempre.
Location azzeccata, montaggio pure, e tu sei molto bravo…
Ma dato che a un certo punto, a proposito dei viaggi non fatti, leggi “… cosa vuoi che importi se quel treno l’ho fatto a prendere a tutti?…” ne approfitto per chiederti una cosa che già avevo in mente: tu leggi tutti i libri di cui fai la recensione? Credo che non lo faccia quasi nessuno sui giornali… E a volte si nota se poi uno quei libri li legge
Caro Luigi, ho visto la tua recensione, non so
se allude al mio pessimo vizio di viaggiare, ma non amo il viaggio quanto conoscere gente diversa da me
Mezzo secolo fa, alle elementari, una poesia.
Niente di eccezionale, ma ora mi torna in mente.
Ricordo solo l’incipit ma non il titolo e l’autore.
C’è qualcuno che sa darmene notizia?
“Il viaggiare sarebbe un gran diletto,
ma costa troppo.
Per economia, prendo il biglietto
allo sportello della fantasia.
Preparo le valigie, chiudo gli occhi,
sento il fischio, e via.
Così, stando in poltrona e senza spese,
viaggio innanzi e indietro il Belpaese.”
Seguiva una lunga descrizione di città italiane.
Grazie. (g_losciuto@alice.it)
La tua video recensione mi è piaciuta tantissimo,
forse anche perché non amo tanto viaggiare se nn in luoghi che già conosco…
Caro Gigi, ti ricordo che i “Viaggi in poltrona” fu una vecchia rubrica del Domenicale del Sole240re. li scriveva? Era Giulia Riggi, che poi morì giovanissima di fibrosi cistica. Aveva appena 27 anni… Già, “Viaggi in poltrona”… La testatina venne inventata perché lei, colpita dalla malattia, non riusciva più a muoversi come prima. Mi accorgo, guardando indietro, che in quelle pagine c’era molta umanità, amicizia, senso della vita
bravo luigi, ottima location la stazione di milano, a tanti non piace ma io la trovo bellissima, come frank lloyd wright. ho letto quel libro di pierre bayard e l’ho molto apprezzato. credo che il suo capolavoro sia il precedente, quello sui libri non letti, in cui sostiene che la critica letteraria sia una forma di autobiografia
Don Orione diceva: chi sta fermo cammina. Santa Teresa di Lisieux la patrona delle missioni, non è mai uscita dal convento di clausura.L’immaginazione oltre il limite umano la sviluppo di più nel mio studio-abitazione con giardino che altrove
Simpatico questo libro
Luigi, complimenti per i tuoi blog, sempre originali e divertenti!
molto bello oltre che interessante
Non sono affatto d’accordo. Non si può dire di conoscere una località se non solo non la si visita, ma anche se la si visita superficialmente, diciamo da turista di massa. Il contatto con la gente, i colori, gli odori (sì anche quelli), la cucina (parte integrante della cultura di un Paese), le abitudini, i monumenti ma anche le periferie. Immergersi nel posto possibilmente senza indossare le divise da turista (mutandoni e ciabatte p.e.). Solo così si può già avere un’ idea della località.
Bellissimo!!! veramente divertente, avevo paura per il luogo questa volta, invece avevi ragione tu, come sempre….
Da ragazzo ho letto tutti i libri di Emilio Salgari, che descrivevano minuziosamente il Borneo e le sue isole, scenari affascinanti dove si svolgevano le imprese della Tigre della Malesia e dei “tigrotti di Sandokan”. La descrizione di quei luoghi era minuziosa al punto di credere che lo scrittore avesse vissuto in quei luoghi almeno un decennio. Unica riserva era che i lettori, non essendo mai stati in quei posti, non erano in grado di capire se qualcosa non corrispondeva al vero. senior
Lo diceva anche Licia Colò, e mi faceva incacchiare di brutto ogni volta che la sentivo ahahahah
Terrò a mente questa lezione per i prossimi libri di viaggio, allora…
Complimenti! Sempre brillante e divertente