Una delle notizie più clamorose degli ultimi giorni riguardante gli Stati Uniti è passata sotto relativo silenzio sui media italiani (con le dovute eccezioni): la lettera spedita all’Iran scritta dal senatore Tom Cotton (qui un suo ritratto, scritto all’indomani della sua elezione lo scorso novembre) e controfirmata da altri 46 senatori repubblicani, che avverte l’Iran che un eventuale accordo preso tra l’amministrazione Obama e Teheran potrebbe non ricevere i voti necessari alla ratifica del trattato (60 su 100) e che un prossimo presidente, auspicabilmente repubblicano, potrebbe non rinnovare il trattato. La lettera, che potete leggere qui, è certamente inusuale. E senza precedenti, così dicono la maggior parte dei commentatori, che in alcuni casi definiscono i senatori come traditori.

Il vicepresidente Joe Biden ha ricordato loro come il presidente Nixon avesse ripreso le relazioni diplomatiche con la Cina comunista senza autorizzazione congressuale.

Ma come spesso accade in questi casi, hanno torto quasi tutti.

Lo smemorato più clamoroso è proprio Joe Biden, che fa molta confusione. Infatti ad aver normalizzato completamente le relazioni tra i due paesi, dopo la storica visita di Richard Nixon nel 1972, è stata l’amministrazione democratica di Jimmy Carter, con l’apertura delle ambasciate nei rispettivi paesi, annunciata con un comunicato congiunto il primo gennaio 1979.  Secondo, la riapertura delle relazioni diplomatiche con un paese non è formalmente “un trattato”. E siccome la politica estera è materia esclusivamente presidenziale secondo la Costituzione, qualora non sia richiesta espressamente l’approvazione del Senato, questa non è necessaria.

E non è neanche la prima volta che avviene che un esponente non governativo tratta con un governo straniero senza autorizzazione: nel 1798 il dottor George Logan,pacifista ed esponente dell’opposizione jeffersoniana alla presidenza di John Adams, si recò a Parigi a trattare privatamente presso il Direttorio, all’epoca impegnato in schermaglie navali con la Marina degli Stati Uniti. Senza volersi sostituire al governo americano, Logan suggerì al ministro degli esteri Talleyrand alcune mosse per ottenere la benevolenza americana ed evitare un riavvicinamento anglo-americano, tra cui la rimozione dell’embargo allora in corso e la liberazione di alcuni marinai americani tenuti prigionieri. Nonostante il successo di questa missione, il Congresso a maggioranza federalista e filobritannica fece passare nel 1799 il Logan Act, una misura che stabiliva la proibizione per i privati cittadini di trattare per conto dell’America. Legge che è stata sempre poco applicata (l’ultima volta accadde nel 1803 contro un agricoltore del Kentucky che chiedeva la secessione) e ancor di più disattesa.

Ecco alcuni casi:

– Nel 1968 Anna Chennault, sostenitrice sino-americana del candidato repubblicano alle presidenziali Richard Nixon comunicò al governo sud-vietnamita di rallentare i colloqui di pace con il Nord perché la nuova amministrazione repubblicana avrebbe offerto a Saigon un accordo migliore

-Nel 1984 Ronald Reagan minacciò di usare il Logan Act contro il viaggio a Cuba dell’attivista per i diritti civili, il reverendo Jesse Jackson, che trattò il rilascio di alcuni prigionieri politici cubani. La cosa non ebbe seguito.

-Nel giugno 2007 il deputato repubblicano Steve King cercò di incriminare l’allora Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, per i suoi viaggi diplomatici a Damasco, in quello che era ritenuto uno stato sponsor del terrorismo, contro il volere della Casa Bianca, all’epoca guidata da George W. Bush.

Ma lo schiaffone maggiore venne dato a un altro presidente democratico: il 19 marzo 1919 il Senato, a lieve maggioranza repubblicana (49 a 47) negò la ratifica del trattato di Versailles che chiudeva la Prima Guerra Mondiale, per il quale l’Amministrazione di Woodrow Wilson si era impegnata fortemente, imponendo decisioni controverse come ad esempio la mancata cessione della Dalmazia all’Italia.

Ma quindi, cos’ha sbagliato Tom Cotton. Secondo Jonah Goldberg, editorialista del Los Angeles Times, Cotton ha sbagliato destinatarioSe avesse scelto di mandare la lettera a Obama, avrebbe fatto arrivare indirettamente il messaggio a Teheran senza violare in modo così sfacciato l’usuale decoro costituzionale.

Ma, sempre secondo Goldberg, stiamo comunque parlando di uno stato che tuttora è uno dei maggiori sponsor internazionali del terrorismo contro gli Stati Uniti d’America.

E per quanto in modo goffo e inappropriato, Cotton dice il vero: Obama non ha i numeri per far approvare un eventuale trattato con  l’Iran. E questo è un dato incontrovertibile.

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