1) “Amici”, un successo annunciato

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Il talent show targato Maria De Filippi ha asfaltato la concorrenza. Tutti alla corte della regina della tv: prostrati, genoflessi e rispettosi.
Oltre alle esibizioni, sempre di buon livello, i momenti degni di nota sono stati sostanzialmente due: la straordinaria esibizione di Virginia Raffaele e il Saviano-moment.
Mentre la parodia della comica che, vista la presenza di Emma Marrone, ha portato in scena una finta (a tratti più vera di quella reale) Belen Rodriguez, ha strappato risate continue e la consueta pioggia di consensi; il lungo monologo di Roberto Saviano (come in molti avevano previsto) è stato di una pesantezza cosmica. La solita “lezioncina” del maestro e tuttologo autore di Gomorra. Un’omelia lunghissima pregna di banalità. Era facile, troppo facile, intuire la continuazione di ogni singola frase. Proprio come accade con i testi religiosi durante la messa. E poi una domanda: Roberto, ma che facce fai? Hai la voce impostata e questo atteggiamento da grande attore, ma fai finta di essere l’ultimo dei timidoni. Ti gratti la testa, condisci ogni frase con “ehm” e pause studiate nei minimi dettagli.

Almeno questa sceneggiata del timorato delle telecamere, risparmiacela.

2) “Senza Parole”, mai nome fu più azzeccato

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Dai, parliamoci chiaro: come si fa a chiamare un programma di prima serata su Rai Uno, “Senza Parole”? Soprattutto se poi il nome corrisponde alla triste realtà dei fatti televisivi.
“Questa è la prima puntata di un programma tutto nuovo”, ha avuto il coraggio di dire in apertura l’Antonellona nazionale. Mandare in onda il racconto di storie come: la ragazza che ha avuto problemi di anoressia, il ragazzo con velleità da cantante ma vittima di bullismo, il 70enne con la passione per il ballo che sgrida la figlia perché gli sta troppo addosso, vi sembra una cosa nuova?Piuttosto sembra una macelleria sentimentale, un mattatoio in cui il pianto facile è l’unico carnefice. Ma c’è davvero bisogno di un programma così? Certo che no.
E la commozione della Clerici, ostentata e urlata da una mano messa sul volto (che poi, ovviamente, ha fatto notizia molto più dell’inutile programma della “strage del sabato sera” di Rai Uno) per coprire la lacrimuccia scesa dopo l’esibizione della figlia di Francesco Nuti, quanto è stata ridicola?

Giuro, sono “Senza Parole”.

3) Maurizio Costanzo Show, il grande ritorno di “Boni, state boni” 

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Il tempo sembrava essersi fermato a quindici anni fa. Se non fosse per Maurizio Costanzo ormai decisamente fuori forma e sempre più incline a farfugliare cose incomprensibili. Ma c’era Maria accanto a lui per questo grande ritorno. Che più che una moglie, sembrava una “badante”. E, infatti, ci è scappato anche il battibecco casalingo.
Gli ospiti? Una grande delusione, soprattutto per chi ricorda bene il Maurizio Costanzo che fu. Il padre di tutti i talk show che ha creato dei veri e propri miti duraturi del piccolo schermo, un punto di partenza (ma anche di arrivo) per chi voleva fare televisione.
Oggi, invece, un mero contenitore di personaggi sulla cresta dell’onda (Mara Venier, Rocco Siffredi, Sabrina Ferilli) in preda a facili gag a sfondo sessuale e col doppio senso sempre in canna.

4) “Si può fare?”. Un programma del genere?

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Il tempo massimo di permanenza davanti allo show di Carlo Conti è di mezz’ora. Certificato. Non di più. Impossibile appassionarsi o anche minimamente restarne coinvolti.
Guardare l’ex campione di ciclismo, Mario Cipollini, esibirsi in sella ad una piccola bicicletta, di quelle usate per gli spettacoli al circo, è stato un po’ come ricevere  una secchiata di tristezza. Quella sensazione di pena che ti toglie anche il coraggio di cambiare canale, perché cominci a chiederti: ma fino a che punto sono disposti a “sputtanarsi” per stare in tv?
I concorrenti del “talent show” di Carlo Conti sembrano tante piccole “scimmiette addomesticate” che si fanno belle (e brave) nel circo televisivo del ridicolo, dove diventa “difficile” quello che non lo è o “pericoloso” ciò che è studiato nei minimi dettagli, senza correre nessun rischio.

5) 1992, La Serie. Ormai un cult.

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Sul fatto che si racconti Tangentopoli, ho dei seri dubbi. Ma tutto il resto funziona benissimo. Infatti, la serie voluta e scritta da Stefano Accorsi, anzi, come recita ormai la formula più twittata, “da un’idea di Stefano Accorsi”, sta diventando un cult. Se ne parla sui giornali, sui social e tra amici.
Non considerando per un momento quanto sia parziale, confusa e decisamente raffazzonata nel modus spiegandi,  i personaggi sono ben costruiti. Ma uno, confesso, dalla prima puntata, ha conquistato la mia attenzione: si tratta di Veronica alias Miriam Leone.
Senza fare troppo i moralisti: una paio di tette, un bel culo ed una scena di sesso spinto, sono un po’ come il nero, va bene per tutte le occasioni. A maggior ragione in un prodotto Sky e in una serie che vorrebbe raccontare un momento torbido della storia di questo Paese. Però, come dice sempre mia nonna, il troppo stroppia. Si può ammirare, infatti, la bella Veronica impegnata in almeno un rapporto sessuale a puntata. No, nessun romanticismo. Ormai lo spettatore se lo aspetta. E il giorno che, per qualsiasi motivo, la sfrontata showgirl non si sfilerà le mutandine durante tutta una puntata, potrebbe scatenarsi una sommossa popolare.
Addirittura, c’è scappato anche un (pessimo) remake della famosissima scena dell’accavallamento delle gambe, rigorosamente senza intimo, durante l’interrogatorio di una bellissima Sharon Stone nel film Basic Instinct. Miriam, mi spiace, ma il confronto non regge. Ma sappi che mi rammarica di più pensare che abbiano avuto così poca fantasia da farti rifare una delle scene più viste ed inflazionate della storia del cinema.

 

 

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