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Era giugno. Faceva caldo. E tutti eravamo lì a contare i giorni che ci avrebbero separati dalle ferie estive. Canale 5, intanto, decideva di mandare in onda una soap opera spagnola dal titolo Il Segreto- titolo originale El secreto de Puente Viejo- nella fascia oraria blindata, ormai da anni, da Uomini e Donne di Maria de Filippi.
Insomma, un tentativo. Una prova per evitare di mandare in onda i soliti film, al miele, tedeschi o sudamericani. Di quelli comprati al centro commerciale low cost della tv. Reparto outlet/occasioni imperdibili.
Ma Il Segreto, misteriosamente, si rivela un ottimo affare: “In questa storia vengono affrontati temi relativi alla letteratura classica romantica, ovvero amori impossibili, vendette, tradimenti e segreti inconfessabili…”- dice Wikipedia. Infatti, così è.
Un tappabuchi, perché spesso le soap non sono altro che questo, che ha fatto carriera. Un successo incredibile: milioni e milioni di telespettatori incollati alla tv. Evidentemente, il miele spagnolo piace di più. È più gustoso.
Il Segreto ha, da subito, un appeal ipnotico nei confronti di un pubblico che non desidera altro che sapere cosa accadrà domani a Puente Viejo.

Arriviamo ad oggi. La soap viene trasmessa su Canale 5 da lunedì a venerdi ore 16.20, ma approda presto anche nel prime time, almeno fino alla scorsa settimana, del lunedì sera. I risultati sono incredibili: il 13 aprile Il Segreto vince la sfida della prima serata con 4 milioni 844 mila spettatori pari al 19.64% di share. Mentre Si può fare? su Raiuno, condotto da Carlo Conti, resta al palo con 3 milioni 924 mila spettatori e 16.12%.

Succede che: un gruppo di attori (parecchio scarsi) in costume, impegnati in una sceneggiatura a tratti inesistente ed inconsistente, che somiglia, anzi è, una sorta di Harmony, quei terribili romanzetti venduti ad un euro in edicola che piacciono tanto alle signore âgée (forse perché sulla copertina hanno sempre stampata una scena di travolgente passione) crei maggior interesse nel pubblico televisivo, di quanto non riesca a fare un programma della rete ammiraglia del servizio pubblico, in cui personaggi più o meno famosi si esibiscono come “scimmiette ammaestrate” cercando di far passare per difficilissimo anche solo un battito di ciglia.

E Il Segreto scavalca la capacità critica individuale. Basta vederlo per 10 minuti per rimanere coinvolti nell’inconsistenza del tutto. Dall’ambientazione (che è davvero la parte peggiore), ai dialoghi. Non si salva niente.
Eppure, la soap spagnola mette all’angolo Carlo Conti, punta di diamante della Rai, in grado di resuscitare anche il moribondo Festival di Sanremo. A Il Segreto, che ha fatto stappare non poche bottiglie di champagne in Mediaset, bisogna riconoscere dei meriti. Misteriosi, indefinibili, sfuggenti ed indecifrabili, ma pur sempre dei meriti. Un secondo mistero di Fatima del piccolo schermo.

Che si tratti di un sortilegio, di un subdolo meccanismo psicologico o di un grande prodotto, che solo io fatico a riconoscere, Il Segreto piace. Da pazzi.

E io non so davvero dirvi perché.

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