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Ci sono situazioni losche, luoghi di complotto e uomini (e donne) senza scrupoli che si fregano le mani leccandosi i baffi. Poi, c’è la Rai. Un moderno girone infernale con le sue regole. O non regole, che dir si voglia.

La storia si ripete. Ma quando si tratta di viale Mazzini, non è mai un remake edificante. Infatti, come già accaduto per la trasmissione i “100 anni del Coni” e con “I dieci comandamenti” di Roberto Benigni, anche nella serata di apertura dell’Expo 2015 in diretta su Raiuno e condotta da Paolo Bonolis e Antonella Clerici, il servizio pubblico è servito solo come mezzo. L’intero evento è stato appaltato all’esterno. Perché? Vi starete chiedendo. Le motivazioni sono davvero misteriose, roba tipo il terzo segreto di Fatima.

La denuncia era arrivata qualche giorno fa dall’associazione Rai Bene Comune/Indignerai che spiegava: “Questa volta la Rai si limiterà a fare da umile service video. Luci (curate da Massimo Pascucci, direttore della fotografia di Mediaset), scenografia, audio, regia e tutto il materiale sarà gestito e coordinato da Lucio Presta & Co. grazie alla sua Arcobaleno Tre”.

Lucio Presta, agente dei diamanti della tv (pubblica e privata), che rappresenta anche i due conduttori Bonolis e Clerici. Il “deus ex machina” del piccolo schermo. Un uomo potente. Dotato di un potere che si misura in pollici. O forse in punti di share. Fa nulla. Fatto sta che la Rai ha messo nelle sue mani l’organizzazione e la produzione della serata inaugurale dell’Expo.
Tutti ai piedi di Lucio Presta. Inginocchiati. Riverenti. Al diavolo le figuracce e le polemiche del giorno dopo. Tanto poi c’è la pillola. Quella dell’oblio.
L’agente più potente del piccolo schermo ha voluto Stefano Vicario al timone della regia. Professionista storico della tv, molto stimato, ma, forse, con poca esperienza per ciò che riguarda le regole ferree da seguire durante le riprese di un concerto di musica classica.
Ah, quasi dimenticavo, Vicario è un esterno. Come tutti gli altri che hanno lavorato per la Rai. Nonostante il servizio pubblico non abbia carenze di personale e, tantomeno, di professionalità.
Ma a volte, si sa, meglio comprare un chilo di pane a 15 euro, piuttosto che impastare la propria farina a costo zero. Eh, gli appalti! Chi li capisce è bravo.
Poi, succede che Vicario, dopo le riprese in perfetto stile “varietà”, debba chiedere venia ai consulenti musicali e agli aiuto regia che avevano cercato di dissuaderlo dalla sua idea di “movimento”.

Altro personaggio interessante: Gianmarco Mazzi che, tra le atmosfere floreali e profumate di Sanremo, sembrava aver trovato il suo status quo. Anche lui nella squadra di Lucio Presta. Anche lui in regia durante la diretta. Anche lui nel pieno esercizio del suo potere. Anzi, della sua influenza.

Insomma, a condurre le danze della tv pubblica ormai sono personaggi disinvolti, leggiadri e abili come Presta e Mazzi, mentre il servizio pubblico eccelle solo nell’abdicare il suo ruolo.
Alle responsabilità si può anche sfuggire, in qualche modo, ma al conto che il manager Presta presenterà a viale Mazzini, no. Quello va pagato.
E, purtroppo, quando si parla di televisione pubblica, è il caso di dire: “Pagherete caro, pagherete tutti!”.

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