Gazebo-in-prima-serata-dal-22-maggio

“Un groove da prima serata”. È proprio questo che manca a Gazebo. Peccato. Peccato davvero. Perché il programma è divertente, piacevole e tarato perfettamente su un target giovane, che ama i libri di nicchia, che legge i giornali, che twitta, che si interessa al mondo, ma con leggerezza. Insomma, il prototipo del radical chic. Una tipologia umana tanto bistrattata, quando ambita e diffusa. Quindi, lo show di Diego Bianchi è perfettamente sintonizzato. In teoria.

Già perché chi dovrebbe sintonizzarsi, cioè stare a casa ed accendere la televisione, il venerdì sera è a cena. Oppure sta bevendo un calice di vino in un caffè letterario discutendo di quanto siano manieristiche alcune scene del nuovo film di Paolo Sorrentino. Vai a sapere. Fatto sta che fa salotto. Non, sta in salotto. È questo che fa la differenza.

La scelta di portare Gazebo in prima serata è stata folle. Ma non nel senso: “Bisogna rischiare nella vita”. Folle. Punto. Senza appello. Anche perché il rischio di bruciare un programma che in seconda serata aveva trovato il suo ubi consistam, c’era e c’è.

E poi: quasi tre ore di programma? Se non è follia questa. Anche il più radical dei radical, quello con la casa arredata coloniale ma un po’ bohémien, quello che legge almeno una poesie di Borges prima di andare a dormire, quello che Cortàzar è il suo maestro di vita, quello che con la Moleskine ci va pure al cesso, quello che disprezza e denigra, ottenebrato da una sorta di nichilismo illuminante di cui lui, e solo lui, è dotato in abbondanza. Bene. Anche lui dopo un’ora (e la stima è generosa) cambia canale. Questo è certo.

Lo scorso venerdì sera, Gazebo è stato il programma meno visto di tutte le reti generaliste. Peggio del film di Rete 4 “Submerged- Allarme negli abissi”. Peggio delle repliche di Crozza su La7. Peggio di Rex su Rai2. Una storia triste, insomma.
C’è da dire anche che su Canale 5 c’era la finale di Amici. Però, lo schiaffo dall’Allarme negli abissi non si può accettare. Ed è indicativo di una scelta folle. Speriamo senza conseguenze. Perché Gazebo, a parte la spiccata vena romanocentrica, è un bel programma. Al suo posto, però.

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