siffredi-famiglia-638x425 C’era un tempo in cui Rocco Siffredi era il re indiscusso del cinema porno. Altro che cinema italiano d’autore. Lui sì che riusciva a portare alto l’orgoglio e la virilità italiaca in giro per il mondo. Le sue gesta erano conosciute ovunque, per mare e per terra, come un moderno Ulisse. In versione hard, però.

Ora, però, in questo mondo alla rovescia, viene meno anche questa marmorea certezza. Diciamola tutta: dopo averlo visto nei panni del naufrago in piena catarsi mistica all’Isola dei famosi, la percezione e l’idem sentire nei confronti di Rocco è definitivamente cambiato. Vederlo piagnucolante mentre parla del tempo sottratto alla moglie e ai figli per dare spazio alla carriera, ha innescato, in tutti noi, un’inarrestabile processo di redenzione formato 16.9. Ma questo nuovo Rocco ha convinto. Senza i calzettoni di spugna e la prestanza fisica, il porno divo è credibile. Quasi più di prima. Al punto da poter addirittura insegnare qualcosa sull’animo umano.

Ma quanto ci piacciono queste intime evoluzioni? Tanto. Tantissimo. Da morire. Fosse per noi (telespettatori), vorremmo vederlo spogliato (no, non in senso letterale) della sua essenza di graduato dell’esercito del porno, fino al punto di immaginarlo mentre prende le vecchiette sotto braccio e le aiuta ad attraversare la strada.

Da un eccesso all’altro, questo ci attrae. E ci attrae a tal punto da spingere qualche autore tv a produrre un reality su ciò che accade nelle quattro mura di casa Siffredi.
Per penetrare la normalità di una “modern family” in piena regola.

E così, come se si trattasse di una normale evoluzione di pensiero e costumi, dopo “Casa Vianello”, arriverà su La5 “Casa Siffredi“.
Il programma destinato al canale 30 del digitale terrestre, dovrebbe avere come location la villa di proprietà dell’attore a Budapest, dove vive stabilmente da anni, e dovrebbe comprendere anche la partecipazione della bellissima Rosa Caracciolo, sua moglie, oltre che dei due figli, Lorenzo e Leonardo, di diciannove e sedici anni.

Una cosa è certa: sotto le coperte non sentiremo nessun “che barba, che noia, che noia, che barba“.

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