C’è poco da stare sereni. Gli arresti della scorsa settimana di sei potenziali kamikaze in Lombardia, pronti a colpire il nostro Paese, dimostrano ancora una volta a chi non se ne fosse accorto che la minaccia è già tra noi e che ci sono cellule terroristiche infiltratesi da tempo nel nostro tessuto e potenzialmente letali, sulle quali occorre tenere la guardia non alta ma altissima, adottando le dovute precauzioni e applicando le cure più drastiche per non soccombere al Male.

A tal proposito, vorrei elogiare il lavoro svolto in questa circostanza sia dalle forze dell’ordine (gli uomini e le donne del Rosdell’Ucigos e delle digos locali) che hanno materialmente condotto l’operazione, sia dagli inquirenti e dai magistrati, cioè la Procura Nazionale Antiterrorismo che ha coordinato le indagini e il GIP di Milano Manuela Cannavale che ha convalidato gli arresti dei jihadistiIl loro impegno conferma che esistono persone competenti e non ideologizzate, in grado di svolgere egregiamente il proprio compito, e semmai impossibilitate a farlo meglio da leggi imbarazzanti che essi si trovano, loro malgrado, ad applicare. A loro va dunque il mio plauso. 

Non lo stesso tributo merita invece il ministro dell’Interno Angelino Alfano che, ancora una volta in questo frangente, si è autoelogiato a mezzo stampa fregiandosi di aver assicurato alla giustizia i criminaliMa la verità è che lui non ha alcun merito nella vicenda, semmai ha la responsabilità (enorme) di rendere inerme e vulnerabile il nostro Paese, lasciando che il governo non investa nella sicurezza e non tuteli adeguatamente il lavoro delle forze dell’ordine. I nostri poliziotti e carabinieri, lo sappiamo, sono costretti a operare in condizioni estreme, a bordo di vetture insufficienti, dotati di mezzi obsoleti e inadeguati, ripagati con paghe da fame, senza godere di straordinari e spesso obbligati a far fronte a paurose carenze di organico. In queste condizioni com’è possibile svolgere l’azione normale di contrasto alla criminalità comune e quella eccezionale di lotta al terrorismo? Com’è possibile garantire quotidianamente e nel modo più efficiente l’incolumità dei cittadini? Eppure loro lo fanno, da eroi. Ma di certo non perché aiutati da coloro che ci governano. Che anzi sembrano tifare inconsapevolmente per l’avversario, portando avanti politiche scellerate di sostegno all’invasione, di promozione della società multiculturale e di incosciente sperpero di soldi pubblici a favore degli immigrati.

Oltre a limitare l’azione delle nostre forze dell’ordine, infatti, ministri come Alfano probabilmente sono responsabili di mancata prevenzione. Non si spiegherebbe altrimenti la continua retorica sulla necessità di accogliere i disperati che provengono dal Nord Africa e dal Medio Oriente, dimenticandosi che molto spesso quei barconi diventano taxi per i terroristi, navette per persone che non fuggono dalla guerra ma vogliono portare la guerra qui in Europa e che, una volta sbarcate, hanno gioco facile nel camuffare la propria identità, per non farsi riconoscere e rispedire indietro. Allo stesso modo, se davvero il ministro Alfano o il governo volessero contrastare il pericolo jihadista, non sottovaluterebbero continuamente la minaccia con proclami finto-tranquillizzanti, al suon di “non c’è alcun rischio specifico di terrorismo per l’Italia”. E se così fosse, il ministro e il governo non incentiverebbero il mito del multiculturalismo, chiedendo ad esempio ai prefetti di mettere a disposizione altri 15mila posti  come hanno fatto nei giorni scorsi per ospitare i nuovi arrivatinon favorirebbero, riempiendo interi borghi italiani di profughi, la cosiddetta “integrazione”, che invece spesso è solo un presupposto per l’ “integralismo”. E soprattutto non destinerebbero ogni mese una pioggia di soldi ai richiedenti asilo, chiedendo tramite Padoan flessibilità all’Europa per sostenere il peso dell’accoglienza (si parla di una cifra annua compresa tra uno e due miliardi di euro, mica monetine), e rinunciando a utilizzare quei denari per aiutare le imprese in crisi, per dare un supporto alle famiglie in difficoltà economiche, per aumentare la soglia delle pensioni minime, e per potenziare i comparti di intelligence e difesa. Il paradosso è che, anziché investire soldi nella sicurezza, noi li “investiamo” (si fa per dire) per mantenere persone che minano la nostra stessa sicurezza, come è stato appunto nel caso degli ultimi arresti in Lombardia: una coppia di origine marocchina con due figli riceveva puntualmente dal nostro Stato mille euro di sussidio, bollette pagate e casa popolare. Peccato che fossero probabilmente degli aspiranti kamikaze…

Da ultimo, un ministro dell’Interno con le palle imporrebbe alla Consulta islamica italiana delle regole ben precise, un codice non solo di valori ma anche di comportamenti da rispettare, che preveda completa trasparenza sui finanziamenti ai luoghi di culto, sermoni obbligatori in italiano e la chiusura di tutte le associazioni musulmane che si trasformano all’occasione in centri di preghiera clandestini e moschee abusive, terreno fertile  va da sé  perché attecchisca il germe dell’integralismo.

Gli arresti della scorsa settimana sono stati un segnale. Occorre svegliarci e tenere gli occhi bene aperti, da brave sentinelle se non vogliamo diventare complici e collaborazionisti (ancora più colpevoli se involontari) del nostro Nemico. www.ilgiornale.it

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