Anziché indignarci per le botte subite in carcere da Raimondo Caputo, l’uomo accusato di aver violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo, dovremmo indignarci per la mancata forza di uno Stato, incapace di usare il pugno duro contro gli autori dei crimini più brutali e più ripugnanti. La vera lotta alla pedofilia parte infatti dalla decisione di utilizzare, nei confronti del reo, la sanzione più drastica: la castrazione chimica.

In tal modo, da un lato si eviterebbe che il pedofilo possa essere recidivo, una volta tornato libero,  salvaguardando così l’incolumità di altri minori, potenziali vittime (ovviamente la castrazione andrebbe resa permanente e non provvisoria); dall’altro si sconfesserebbe quel principio, stupidamente garantista, per cui la pena deve sempre servire a “riabilitare” e “rieducare” il reo. No  checché ne vogliamo i buonisti e i fautori del politicamente corretto nel caso di alcuni crimini umanamente inaccettabili come questo, il carcere (possibilmente duro) deve servire solo a isolare   il “mostro” dalla società e a renderlo inoffensivo, con la sua esclusione dal vivere civile e con la sua inibizione dal compiere atti sessuali. 

Ma per fare questo ci vuole uno Stato inflessibile, in grado non solo di applicare le leggi e di dare al colpevole la pena massima, ma anche di riformare la sua stessa legislazione, introducendo sanzioni più severe per i reati più gravi. E ci vorrebbe per questo anche un uomo forte al comando, un leader capace di bypassare – all’occorrenza – gli equilibrismi parlamentari e i compromessi ipocriti di partito e di prendere decisioni in autonomia, che assicurino il bene alla collettività.

Mi riferisco, ad esempio, a un uomo come Vladimir Putin che, proprio in questi giorni, ha varato un provvedimento che consentirà la castrazione chimica per i pedofili. Per farlo, è ricorso a un emendamento speciale plenipotenziario, a un decreto d’urgenza, oltrepassando la discussione della Duma, con la certezza però che “il Parlamento capirà la mia decisione che non risulta affatto uno scacco alla democrazia, ma una riforma necessaria per il bene di tutti”.

Una lezione vera, nel metodo e nel merito. Nel metodo, perché dimostra come il problema delle cosiddette “democrazie occidentali” sia l’incapacità di decidere, il continuo rimpallo di responsabilità, i tempi biblici della discussione e dell’approvazione delle leggi, con la conseguenza di una legislazione che – alla fine del percorso – giunge spesso annacquata e inneficace. Nel merito, perché Putin ha deciso di prendere di petto l’emergenza pedofilia che in Russia è ormai diventata un dramma sociale, visto che dal 2005 oggi i reati sessuali sui minori sono aumentati di circa venti volte. 

Non che nel nostro Paese la situazione sia migliore. Come dimostrano gli ultimi dati del Consiglio d’Europa, solo nel 2012 in Italia ci sono stati mille casi denunciati di abusi sessuali su minori e pedofilia e circa ogni anno 80mila persone partono per viaggi all’estero in cerca di rapporti sessuali con minorenni. Ancora più inquietante il dato generale europeo, secondo cui circa un bambino su cinque nel continente è vittima di abusi sessuali.

Cosa aspettiamo allora a intervenire? Cosa aspettiamo a inasprire le pene per evitare che nuovi “mostri” facciamo violenza su esseri innocenti per soddisfare le loro perversioni bestiali e spezzino le loro vite? Cosa aspettiamo per evitare che le nostre periferie si trasformino in una serie ininterrotta di “palazzi degli orrori” come quello di Caivano?

Certo, le pene non bastano. Occorre un percorso educativo, di sorveglianza sociale (a proposito, gli assistenti sociali perché non vanno a fare una capatina in quei palazzi, anziché chiedere l’affido dei bimbi ai servizi solo per uno scappellotto o un disegno male interpretato?); e occorre vincere il muro di omertà, che sicuramente contribuisce a facilitare crimini simili a questo. Ma predisporre di una pena certa e durissima come la castrazione può fungere da deterrente. Significherebbe applicare una sana logicadel contrappasso, per cui si viene inibiti dal fare violenza, venendo privati della possibilità stessa di compierla.

Un passo del genere sarebbe però soprattutto un atto dovuto per garantire la nostra sicurezza, la tutela dei nostri bimbi nonché un potentissimo gesto simbolico in memoria della piccola Fortuna e dei tanti “angeli”, come lei finiti nelle mani di orchi, cui fatico  da uomo e da padre ad attribuire lo statuto di “esseri umani”. www.ilgiornale.it

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