“La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini”. Lo scrittore di Racalmuto, provincia di Agrigento, Leonardo Sciascia ci porta alle pendici di una vicenda tutta italiana. Non parliamo di mafia. Parliamo del futuro di questa nazione. Futuro seduto sui banchi di scuola, operosa gioventù, Italia in divenire. La scorsa domenica ero sul divano di casa mia, mentre Le Iene mandavano in onda un servizio dal titolo “Scuola e terremoti: I nostri ragazzi sono al sicuro?” di Nadia Toffa. Passano i minuti, vedo i volti dei genitori e non posso fare a meno di sobbalzare dal divano. Rieti è una città No Future per fare il verso ai Sex Pistol. Edifici scolastici con la consistenza del burro, cartonati al posto delle pareti, squarci sui muri e nodi in gola. Le immagini ripercorrono i crolli del passato. Da San Giuliano di Puglia a Rivoli. Una legge del 2003 impone verifiche, controlli sulla stabilità delle strutture, chiede rigore e non fumose dichiarazioni. “Che cosa possono le leggi dove regna soltanto il denaro?”, risuona in lontananza Inneres Auge di Franco Battiato. Dal 24 agosto ad oggi si sono verificate migliaia di scosse d’assestamento in Centro Italia. Ogni istante può essere l’ultimo, eppure la classe dirigente locale, ma soprattutto quella nazionale preferiscono volgere il loro sguardo in un’altra direzione.

Sulla base di questo filmato la mia pelle viene percorsa da un tremito, immane come quando Madre Natura viene scossa. La solita vergogna italiana. E’ mai possibile che il nostro Stato navighi perennemente in acque torbide? Il presidente della provincia di Rieti, Giuseppe Rinaldi, ed il sindaco del capoluogo sabino, Simone Petrangeli, si rimpallano le competenze, le incombenze. I loro volti arrossano, cercano di eludere le domande incalzanti dell’inviata in nero. Un altro castello di carte crolla sotto i colpi degli oneri. Il volto oscuro degli agnelli, sacrificano il sedere altrui per le loro natiche poltroniste. Con quale ardore danno il permesso di tenere aperte le scuole, dove ogni santo giorno si recano e rimangono per oltre sei ore migliaia di ragazzini? Un territorio sventrato dal terremoto, che si scuote senza fine, nel quale 23 edifici pubblici sono ad alto rischio sismico e addirittura di quattro non si conosce la stabilità. Riuscite ad immaginare in uno scenario del genere vostro figlio? Io no. Mi indigno, mi arrabbio e provo una sensazione di vomito. Scusatemi per i termini, ma non posso fare a meno di dire quello che penso di questi amministratori pubblici. Loro non sanno nemmeno cosa significhi avere una coscienza ed una dignità. Ma i loro figli, per caso, li mandano o li manderebbero in codeste scuole? A voi la riposta.
I.R.S. (Indice Rischio Sismico) va da 0 a 1. La fascia che comprende 0-0,3 recita massima allerta, 0,4-0,7 allerta media e 0,8-1 allerta minima. La città di Rieti presenta strutture su strutture con un indice di 0,1. Quando parlo di dramma mi sembra quasi di essere sarcastico. Siamo davanti ad edifici non idonei a resistere ad una scossa. Continuiamo a spendere milioni di euro per gli immigrati, oppure gettiamo danaro dalla finestra costruendo mastodontici edifici che a metà lavoro vengono abbandonati, senza mai vedere la luce. Ed in tutto questo non riusciamo a tutelare le generazioni a venire. Gli italiani sono destinati a non ricevere nulla. Neanche le tutele che la tanto vitupera Costituzione ci garantisce come diritto supremo. Questo paese viene preso di mira a ciclo continuo, impossibile prevedere i colpi. Come in un vorticoso suicidio il corpo esanime di questa nazione giace tra le sue incompiutezze. Veniamo ripetutamente offesi e violentati dalla nostra classe politica e dalle lobby finanziarie dai potenti. Ci spolpano per arrivare all’osso. Siamo diventati, noi italiani, semplice merce di poco valore, valida solo ai fini di meri interessi economici. Tutto questo non è più accettabile.
“I popoli ben governati e contenti non insorgono. Le insurrezioni, le rivoluzioni, sono la risorsa degli oppressi e degli schiavi e chi le fa nascere sono i tiranni”. Uno dei padri della Patria, Giuseppe Garibaldi, nel 1870 vergava queste parole nel volume Clelia o Il governo dei preti. Verità, santissima verità. Dobbiamo, anzi abbiamo l’obbligo morale di ribellarci. Lo dico ai genitori, ai nonni, agli zii di questi ragazzi, ma il mio grido deve arrivare in tutta la penisola. Parigi valeva una messa, questa Rieti vale un’ora di scuola? No. Ancora voglio indugiare sul significato della ribellione. Lo faccio ripescando gli scritti di Ernst Junger. In momenti come questi dobbiamo avere la forza morale di aggrapparci a uomini forti, capaci di spezzare un destino incerto. “Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice”.
Spezzeremo questo incantesimo. Con il coraggio della responsabilità, con il coraggio di chi vuole proteggere l’avvenire. Dobbiamo farlo per le persone a noi più care, per le generazioni venture, per i nostri figli, per i nostri nipoti e per coloro che ci saranno domani. Sale e la linfa della vita stessa. Voglio dire basta. Basta alla sottomissione davanti a questi eunuchi, uomini senza coscienza e senza cuore. Hanno distrutto e mandato in malora tutto, perciò maledico questi Re Mida al contrario. Tutti i giorni piangiamo e soffriamo, ma perché? Perché non c’è lavoro, perché non abbiamo niente da mettere in tavola, perché per colpa di questi banditi siamo costretti a vedere stroncata ogni possibilità di rivolta. L’esistenza dei nostri familiari non può essere messa in pericolo dal fatto che i palazzi vacillano e crollano davanti alla natura. Schiacciando i mille e più sogni di un domani luminoso. I bastardi mangia soldi che non rispettano le leggi devono essere puniti immediatamente, cosa serve aspettare? I soldi vanno trovati, i soldi ci sono, solo in questa maniera la smetteremo di essere un burattino nelle mani della malasorte. www.ilgiornale.it www.ilfattoquotidiano.it www.giornalettismo.it www.andreapasinitrezzano.it
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