“Adesso io ho imparato che i rom sono il massimo di quello che c’è in Italia, della correttezza, ecc ecc. Tutti gli altri no. Sono la feccia della società, la feccia della società”. Gianluca Buonanno, compianto volto della Lega Nord scomparso prematuramente in un incidente stradale, un paio di anni fa, all’interno del programma Piazza Pulita, in un tu per tu con Dijana Pavlović si lasciò andare ad un’esternazione che coinvolse il pubblico in un fragoroso applauso. Al di là dei termini, al di là dei modi, al di là del lessico, la questione rom in Italia rappresenta un capitolo annoso. Partiamo dal 10 marzo. Avvolgiamo la bobina per tornare indietro di qualche settimana. “Nel corso di una operazione delle forze dell’ordine sono state controllate in un campo rom 89 persone (32 uomini, 36 donne, 21 minori), delle quali 61 già note alla Giustizia, mentre le perquisizioni di abitazioni, container e locali di servizio, hanno consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro otto pistole, complete di caricatori e munizioni, tutte risultate provenienti da furti in abitazione, trovate occultate nella struttura in disuso destinata a bagni comuni dell’insediamento, oltre a numerose parti di auto e 75 targhe di veicoli risultati rubati. All’interno di un container è stata anche rinvenuta una serra, dotata di apposito impianto di aerazione ed illuminazione in funzione, con cinque piante di cannabis. Infine sono stati rinvenuti reagenti chimici per la caratura dei metalli preziosi”. La descrizione, minuziosa e dettagliata, arriva dalla pagina Facebook di Puntato, Forze di Polizia unite in una sola App. Una realtà quotidiana, una realtà ineluttabile. Chi non è in grado di vederla è un paraculo al servizio del politicamente corretto. Non parliamo di razzismo, intolleranza o pregiudizi, parliamo, come al solito, di quello che vediamo ed i nostri occhi non mentono mai.

Basta scrivere rom sul motore di ricerca Google, aprire la sezione notizie, per imbattersi nella prima velina di giornata. Rom gli spezzano il dito per rubare la fede nuziale. Questo il titolo di un articolo apparso su il sito de Il Giornale. All’interno si legge: “Volevano rubargli la fede a tutti i costi. Per togliergli dal dito quel segno prezioso dell’amore con la moglie, due rom hanno spezzato il dito ad un anziano di 80 anni nella pineta di Ostia. Una violenza senza senso e che ha ferito non solo il corpo ma anche il cuore del pensionato. I due rapinatori, secondo i primi elementi raccolti dalla polizia, sarebbero appunto due nomadi. I quali non si sono fatti scrupoli nel ‘ripulire’ l’80enne dei pochi spiccioli che aveva addosso. Quando hanno scoperto che nel portafoglio c’erano solo cinque euro, i due rom hanno tirato così forte il dito della vittima allo scopo di sfilargli l’anello da spezzarglielo. L’uomo ha avvertito le forze dell’ordine e ha fornito una descrizione dei due banditi. La polizia sta già setacciando la zona di Ostia per assicurare alla giustizia i due malviventi”. Un anziano. Un uomo che dovrebbe essere tutelato e protetto, in maniera spasmodica dalla società, lasciato nelle grinfie di criminali incalliti, criminali senza pietà. Il tutto mentre il piano Raggi per superare i campi Rom, in quel di Roma, naufraga. Un fallimento annunciato, uno scaricabarile tipico della classe politica italiana che lascia i nostri concittadini, nelle strade e nelle piazze, a vedersela con situazioni che fanno rima con delinquenza, malavita e degrado.
Chiudo il sito de Il Giornale, per non sembrare il solito fazioso, e mi trasferisco su quello dell’Ansa. Investì e uccise rivale, arrestato rom. In un batter d’occhio un nuovo reato, agghiacciante e ai limiti dell’umana concezione. Mi addentro nella notizia. “È stato catturato questa mattina dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Sassari un latitante, di etnia rom, che l’11 settembre 2015 aveva ucciso a Roma il capostipite di una famiglia rivale. Dean Sejdovic, di 24 anni, nato ad Albano Laziale (Roma), a bordo di un furgone aveva travolto Gimi Hailovic, di 60, morto in ospedale in seguito alle lesioni da schiacciamento. Il giovane latitante è stato rintracciato dalla polizia durante una perquisizione in un casolare nelle campagne di Bonnanaro. Un’operazione che rientrava nell’ambito dell’attività finalizzata al recupero della refurtiva di alcuni colpi messi a segno a Sassari”. La pietà qui non è di casa, neanche lontanamente. A Rovigo? Beccati con la refurtiva, denuncia per i rom. RovigoOggi.it ci racconta una storia già sentita, una storia sempre uguale che si ripete e si ripeterà all’infinito. Ma guai a denunciarla, guai a parlarne in toni realistici. I boldriniani ci ascoltano, ci leggono e ci scrutano. Sono usciti da 1984 di George Orwell, censori da Miniver, il Ministero della verità nel futuro distopico orwelliano, e vogliono le nostre coscienze intonse, perché il multiculturalismo è legge. L’unica legge da rispettare.
Il punto focale è che queste persone vivono nell’illegalità più sfrenata. I rom fanno di tutto per farsi odiare, ma per qualcuno è la loro natura. Una natura da rispettare e capire, comprendere fino a volgere le spalle davanti ai reati più eclatanti. Servono leggi ferree, sono anni che ne parlo, serve durezza ed uno Stato di diritto che tuteli i diritti e le libertà dell’uomo, senza dimenticarsi il lato sociale. Inoltre dobbiamo abbattere i campi rom, laddove si nasconde la malavita più triviale e cruenta, eliminando un pericolo che si annida nelle nostre città. A quel punto metteremo i rom davanti ad una scelta a senso unico. Integrasi, trovarsi un lavoro perbene, pagare le tasse e dimostrare di voler inserirsi socialmente. Questa via verso l’onestà è l’unica strada percorribile, degli altri non abbiamo bisogno. Il malaffare si rifugia nell’inedia, per questo dobbiamo eradicarlo con scelte di polso, senza farci piegare da paure e timori riverenziali.
Non possiamo più tollerare che queste persone vivano nel nostro Paese e pensino di comportarsi nel peggiore dei modi possibili. Se ne fregano altamente delle leggi, perché sono consapevoli del fatto che in Italia tutto gli è concesso. Ma dobbiamo dire basta. Nel momento in cui vieni beccato a rubare in un’abitazione o in una azienda devi pagare con cinque anni di reclusione e senza sconti di pena, te li fai dal primo giorno all’ultimo. Punto. Vuoi vivere in Italia, paghi le imposte come tutti, qualora tu non voglia farlo e fai finta di essere nullatenente, devi essere obbligato a fare lavori socialmente utili ai fini della comunità. Così visto che non puoi o non vuoi pagare i contributi collabori al sostentamento della nazione. E se non lo fai vai in galera. Ti compri una casa, come fanno tutti i cittadini onesti, con sacrifici e il sudore della fronte, oppure se vuoi vivere da nomade, in una roulotte, paghi l’occupazione del suolo pubblico,senza fiatare. Lo Stato deve mettere a disposizione aree idonee con tutti i servizi del caso, in modo che tu e i tuoi figli possiate vivere in condizioni igienico-sanitarie congrue ad una nazione civile. Campando nel rispetto e dimostrando di volersi integrare si è benvenuti ovunque, altrimenti aria, non abbiamo bisogno di zavorre. Questo vale sia per i rom che per i sinti. Quest’ultimi sono italiani, quindi devono rispettare queste regole, se vogliono vivere da nomadi in Italia, altrimenti chi non è italiano deve essere espulso e chi è italiano e non rispetta le regole verrà punito anche con il carcere. Pene severe, questo chiediamo, pene esemplari, mentre per i più giovani deve essere previsto l’affido a centri specializzati che possano crescerli con regole chiare trasmettendogli dei valori sani.
Vi sembra che stia chiedendo la luna? In molte nazioni dell’Europa funziona così, solo da noi non esistono regole precise, in questo modo chiunque può permettersi di metterci i piedi in testa. E’ ora di finirla. Alla faccia del politicamente corretto, dei perbenisti e dei cattocomunisti che con le loro lezioni sul multiculturalismo, integrazione e “volemose bene” hanno messo in ginocchio questo Paese. Hanno creato una società nella quale chiunque vi giunge si sente in dovere di infangarla, sputandovi contro. Disprezzano le radici, la cultura e l’identità di un popolo millenario. Adesso basta riprendiamoci con forza e decisione ciò che ci appartiene, riprendiamoci la dignità che questa marmaglia ci ha sottratto con l’inganno. Uccidete il moderato che è in voi, altrimenti dovremo vivere da schiavi a casa nostra. Suderemo sette camice per pagare le tasse che lo Stato ci obbliga a versare, arrivate a livelli ormai vessatori, per mantenere il globo intero. Ma del resto lo sappiamo, l’importante è non aiutare gli italiani. Anche vedendo scappare i vostri figli all’estero non vi sentite colpevoli? Avete bandito il libero pensiero, chiunque esprima la propria contrarietà viene accusato di essere fascista, xenofobo e razzista. Va sempre tutto bene cari perbenisti, fino a quando l’oceano di melma non toccherà i vostri piedi. A quel punto sarete voi stessi a sentirvi colpiti in prima persona, allora urlate allo scandalo e chiederete che vengano presi provvedimenti seri. Fino a quando la realtà nuda e cruda fatta di furti, rapine, molestie ed altre illegalità non busserà al vostro uscio sarete solamente in grado di accusare chi ha il coraggio di dire il vero. Parliamo in termini franchi di delinquenti, capaci di vivere da parassiti in un Paese dove campano esseri inutili, come voi, che li difendono. Siete dei poveracci. Piccoli uomini siete e resterete così per tutta la vostra esistenza. www.ilgiornale.it www.ilfattoquotidiano.it www.andreapasinitrezzano.it