Aprite i vostri cavolo di occhi. Il terrorismo dilaga, un canto terrificante che colpisce ogni angolo d’Europa. Stoccolma l’ultima tappa, una tappa che si sarebbe potuta evitare tranquillamente. L’attentatore, l’uzbeko 39enne Rakhmat Akilov, doveva essere espulso nel 2016 dalla Svezia perché la sua richiesta di asilo, formulata nel 2014, era stata rigettata. Lassismo. Inermi davanti al male, un male secolare, lontano, una colpa da espiare che non esiste, ma che ci sta rodendo l’anima. Sindrome di Stoccolma, volenterosi di sentire ancora una volta scoppiare un ordigno, volenterosi di immedesimarsi davanti al degrado, diventando immigrati a nostra volta. Il Primato Nazionale ci porta davanti ad un dato eclatante. Una delle vittime lavorava per l’inserimento dei richiedenti asilo: “Il profilo della cittadina belga, nella capitale svedese per incontrare alcuni amici: si chiamava Maïlys Dereymaeker, aveva 31 anni, ed era originaria di Lembeek (Halle). Insegnante di flauto traverso, era madre di un bambino di un anno e mezzo, ma secondo i media belgi svolgeva anche il ruolo di psicologa presso l’Ufficio stranieri ed era molto impegnata in favore dei richiedenti asilo, esattamente come l’uzbeko che ha portato a termine la strage”. Abbiamo creato un figlio divenuto una serpe in seno. Pronto ad assassinarci. Era scontato, mondi così lontani non possono convivere, possono dialogare, ma non spartirsi le stesse città, gli stessi quartieri.
Un modello di vita completamente esautorato quello che offre l’Occidente, riempito dalla follia omicida di chi arriva dall’altro lato del Mar Mediterraneo. Quello che una volta era Mare Nostrum. Sulla stessa barca. Come il brano inciso da Maruego, rapper marocchino classe 1992 cresciuto a Milano, che racconta di due nordafricani scappati dal loro Paese natale per sbarcare sulle coste italiane. Storie che strappano lacrime, raccolgono visualizzazioni e commenti carichi di bontà. Eppure è la nostra morte che celebra l’invasione. Arriva dalla musica, dal governo, dalla letteratura e dagli uomini della strada una nenia che ci rinchiude dentro ad un baratro senza fine. Ci raccontano storie di miseria, di guerra e di emarginazione mentre tutto affonda nel mondo dorato chiamato Europa. Bruciano le cattedrali del libero pensiero, incendiate da chi ha deciso di calpestare ogni speranza. Si voltano dall’altra parte, mentre Ebba Akerlung, una delle vittime della capitale svedese, a soli 11 anni vede la sua vita interrotta dai governi incapaci di tutelarci. Poteva essere la figlia di chiunque di noi. Siamo in guerra, non dobbiamo dimenticarlo mai. 
Ed in questo scenario Donald Trump cosa fa? Bombarda il legittimo governo siriano. Bombarda Bashar al-Assad l’ultimo baluardo contro l’Isis. Adriano Scianca, sempre sulle colonne de Il Primato Nazionale, riflette: “Alla fine, però, ci sono riusciti: c’è voluto qualche mese, ma il cattivissimo Trump, quello che criticava le guerre Usa, è diventato buono. Cioè terrorista”. Ho lodato il presidente statunitense quando ha messo in riga il lato oscuro dell’Occidente, chiamato Hillary Clinton, ma ora non possiamo rimanere a guardare in disparte. “Trump ha detto che colpendo la base si è limitata la capacità di Damasco di usare armi chimiche: quali, di grazia? Il caso del 2013 è stato clamorosamente smentito dal Massachussets Istitute of Technology, il quale ha detto chiaro e tondo che non fu l’esercito siriano a utilizzarle e, oggi, ci basiamo su prove che Usa e Israele avrebbero in mano ma che non hanno mostrato a nessuno. Un po’ pochino per sparare 59 missili dai mezzi navali nel Mediterraneo in maniera unilaterale e senza l’ok dell’ONU, non vi pare?”. Questo quanto riferisce il sito Rischio Calcolato. Serve calma e gesso, ne va del benessere mondiale. Ci sono scelte irrevocabili, scelte che possono condurci nell’oblio della storia. Protagonisti del nostro destino non lo siamo più da diversi decenni, rotolando verso sud aspiriamo alla mediocrità e ad una gabbia senza finestre sull’avvenire. 
Dobbiamo svegliarci da questo incubo. In Egitto i cristiani, ancora una volta, sono finiti al centro del mirino bersagliati da chi scrupoli, in nome dell’Islam, non è capace di farseli. Il politicamente corretto non combatte le bombe, non ferma la follia umana. La settimana Santa in cui si celebrano la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo ci deve vedere vittime sacrificali senza voce in capitolo? Il Cairo è in fiamme. I terroristi islamici hanno perpetrato l’ennesima strage di cristiani in nord Africa. La chiesa di Mar Girghis a Tanta divenuta un Golgota moderno. Venti morti ed una quarantina di feriti. Una carneficina. L’Egitto ha una popolazione di 85 milioni di civili, i cattolici sono tra i 9 e i 13 milioni. Uomini e donne inermi davanti alla banalità del male. Come ricorda Magdi Cristiano Allam: “I cristiani in Egitto sono i veri autoctoni, gli egizi che non si sono sottomessi all’Islam quando a partire dal settimo secolo gli eserciti islamici sottomisero con la forza all’Islam le popolazioni della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo che erano al 98% cristiani. Ora complessivamente in quell’area i cristiani sono il 3%. I cristiani sono scomparsi non perché hanno fatto i cattivi e si sono comportati male. Sono stati discriminati, perseguitati, sottomessi e uccisi per il semplice fatto che sono cristiani”. Il mondo libero, il mondo degli uguali, il mondo della verità deve intervenire con tutti i mezzi necessari per difendere e difenderci. Oppure saremo sconfitti, senza possibilità d’appello. 
Vorrei credere che da qualche parte nel mondo possa esistere un Islam moderato, ma purtroppo mi rendo conto che non esiste e sopratutto non esisterà mai. A voi seguaci supini del politicamente corretto, capaci ancora di pensare che la nostra cultura Occidentale possa convivere con quella islamica, vi dico che siete solamente degli ipocriti e sopratutto degli incoscienti. Quando, senza bisogno di augurarcelo, un giorno succederà l’irrimediabile anche in Italia, diremo grazie alla vostra libertà. Libertà di cui beneficiano solo le minoranza pronte a sbranarci. Nessuno gli impone come comportarsi e loro colgono, in ogni istante, la palla al balzo. Ci vogliono regole precise, il mio mantra preferito, altrimenti diventeremo schiavi di questa prigione dorata. Davanti a noi un futuro tetro, fatto di privazioni. Il tutto voltandosi davanti ai diritti ed ai doveri conquistati dai nostri nonni e dai nostri padri. Anche a costo della loro stessa esistenza. Che amarezza vedere un popolo rinunciare alla propria libertà senza combattere. www.ilgiornale.it www.ilfattoquotidiano.it

 

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