Pane al pane, vino al vino. L’Italia ha bisogno di chi inquadra la realtà e la mantiene anche nei suoi discorsi. Stiamo parlando di Matteo Salvini, l’uomo della provvidenza per la destra italiana? Lo scopriremo solo vivendo, intanto nell’isola più estesa del Mar Mediterraneo, con la “santa” Alleanza per la Sicilia (Fdi con l’aggiunta decisiva di Noi con Salvini) ha ottenuto il 5,60%. Esattamente 108.713 voti, pari a 3 seggi nel parlamento siculo. In provincia di Catania, quella di cui è natio Nello Musumeci, il neo-presidente isolano, ha raggiunto l’8,30%, 37.226 preferenze che valgono 1 seggio. Numeri da fantascienza per chi ha messo il Nord nel cassetto, con buona pace di Umberto Bossi ed affini, e dato un volto nazional-popolare alla Lega. Nonostante i rigurgiti verdi, indipendentisti, referendari, forcaioli il classe ’73 milanese, leader leghista, ha guidato un partito dallo sbando alla ribalta su tutto lo stivale. Pane al pane, vino al vino dicevamo e così è stato. Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni prendano appunti, il Partito Democratico ed i fasulli difensori del tricolore hanno trovato nel meneghino un avversario degno di nota. La riscossa per chi ha in mente la politica del fare, per chi vuole riscattare una Patria divenuta senza arte né parte.

In un’intervista di questi giorni sulle colonne de La Repubblica, Matteo Salvini, non le ha mandate a dire: “Alfano, che ha occupato tutte le poltrone possibili, che ha aperto centri per immigrati, ha preso meno di noi ed è fuori, nella sua terra”. Primo sassolino dalla scarpa tolto. “Di cosa parliamo? Il nostro successo è una risposta a tutti quelli che ironizzavano sull’uomo del Nord venuto in Sicilia, a Totò Cuffaro per il quale ‘Salvini ad Agrigento fa ribollire il sangue'”. Secondo sassolino eliminato. “Ora andrò in Sardegna il 25 novembre, questa settimana due parlamentari pugliesi passano con noi, sono queste le risposte a chi ci criticava per la Lega nazionale”. Stoccata finale. Un uomo capace di guardare oltre il proprio naso. Sulla questione pentastellati dice: “Io non concordo con Berlusconi quando bolla i grillini come sfaccendati, disoccupati, disperati: io parlerò sempre più anche a quegli elettori. Intanto questo voto dice che la maggioranza di governo non esiste più e che si deve votare a inizio anno, altro che aprile o maggio come vorrebbe il Pd”. Nessuna pista deve essere lasciata intentata, la riscossa passa attraverso il voto di tutti.

Un articolo di Anna Maria Greco, sulle colonne de Il Giornale, analizza perfettamente la situazione: “Alle politiche del 2013 i leghisti avevano messo insieme solo lo 0,17 % e il risultato di domenica per loro è una vittoria. ‘E poi le regionali sono condizionate dai portatori di voti, di preferenze’, spiega Fedriga. Che rivendica il peso del tour preelettorale in treno e autobus del leader in 7 città, dove con foga e camicie sudate si è rimangiato ogni insulto ai ‘terroni’. È una risposta al Cavaliere, quando sottolinea che nell’isola ‘Fi si conferma il primo partito e il perno della coalizione, ottenendo più voti di quelli che raccolgono insieme Lega e Fratelli d’Italia’. In serata lo stesso Salvini torna a ribadire il ruolo della Lega: ‘I nostri voti sono stati determinanti per l’elezione di Nello Musumeci'”. Una scalata vertiginosa capace di donare speranza agli italiani. Sì, perché questo movimento parla alle coscienze delle persone, non si risparmia. Schierato dalla parte delle Forze dell’Ordine, schierato dalla parte della chiusura dei campi rom, schierato dalla parte delle partite iva e degli imprenditori, schierato dalla parte degli italiani che non hanno niente. Bisogna riportare la politica tra la gente, fuori dai palazzi del potere occulto e il vento che spira in questi tempi è quello giusto.

Dobbiamo tornare patrioti. La Lega di Matteo Salvini non è l’unica, basta vedere i risultati ottenuti da Luca Marsella, candidato presidente al X Municipio di Roma, con CasaPound ad Ostia. Il movimento della tartaruga frecciata ha ottenuto il 9%, con punte del 20% nei quartieri popolari. Ci vuole la volontà di tornare nelle periferie delle nostre città, andare a parlare a quei nostri connazionali che hanno visto togliersi tutto dalle varie Fornero, dai vari Monti, dai vari Letta, dai vari Renzi e compagnia cantante. L’amore per la nazione chiede tutto ed ha ragione, non possiamo delegare ad altri la difesa dei nostri confini, della nostra storia, ma sopratutto del nostro futuro. Dalla lettura de L’idiota, scritto da Fëdor Dostoevskij e pubblicato nel 1869, è rimasta in me una frase che parla di un valore ancestrale, ma di incalcolabile bellezza per la vita e per l’animo, la propria terra natale.”‘Chi non ha il suolo natale sotto i piedi non ha neppure un Dio’. Questa espressione non è mia; l’ho sentita dire da un mercante, un vecchio credente, che ho incontrato in viaggio. Veramente egli non disse proprio così, bensì: ‘Chi ha rinnegato la propria terra natale ha rinnegato anche il proprio Dio'”. Non resta molto tempo, non restano molte scelte. Possiamo invertire la rotta, ma bisogna saper scegliere, in maniera oculata ricordandoci che il domani appartiene a noi. Del resto nel segreto dell’urna la tua nazione ti vede, Stalin no. www.AndreaPasini.it

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