Sono passati molti giorni dal voto. Eppure ancora non si sa esattamente come sarà composta la Camera dei deputati. Altro che conoscere alla sera delle elezioni chi ha vinto o chi ha perso. Sul sito del ministero dell’Interno sono stati assegnati soltanto 620 seggi e ne mancano 10 all’appello. E anche al Senato sono stati assegnati soltanto 108 seggi uninominali su 115. È possibile perché il Rosatellum si è rivelato un marchingegno diabolico. Che alla fine come abbiamo visto non consente a nessuno di avere i numeri per poter formare un governo.

È forse la prima volta nella storia della Repubblica, infatti, che in molti seggi i presidenti si sono fatti prendere dal panico e hanno chiuso le operazioni di spoglio mettendo tutto in un sacco e mandando il materiale direttamente alle Corti d’appello. Per legge avrebbero dovuto fare loro i conti, firmare il verbale di spoglio, dare i numeri esatti ai Comuni e alle prefetture, e finalmente andarsene a casa. Stavolta, no. Troppo complicati i calcoli, troppe le variabili. Ci sono state sezioni dove i presidenti di seggio hanno accusato un malore improvviso e devastante e l’hanno chiusa lì. Che ci pensasse qualcun altro. Ossia gli uffici preposti presso le corti d’appello e poi l’ufficio centrale elettorale presso la Cassazione. E infatti il Viminale avvisa che i numeri su cui i partiti si accapigliano, e fanno ipotesi di alleanze, sono «dati provvisori, tenendo conto che alcuni verbali risultano essere stati inviati direttamente alle corti di appello che, come previsto dalla legge, provvederanno alla proclamazione degli eletti».

Per la prima volta nella storia d’Italia a quasi due settimane dal voto e ad una settimana dalla prima seduta del nuovo Parlamento, non ci sono i risultati definitivi delle elezioni. Restano da assegnare 10 seggi sui 630 della Camera e 7 seggi sui 315 del Senato. È chiaro che 10 deputati e 7 senatori non modificano il quadro politico, ma il Parlamento non potrà avviare la nuova legislatura e sicuramente ai partiti avere qualche parlamentare e soprattutto qualche senatore un più non dispiacerebbe di certo. I presidenti dei saggi come accennavo precedentemente si sono totalmente arresi di fronte ai complicati calcoli necessari per l’assegnazione dei seggi e, per non assumersi le conseguenze penali e civili dei ricorsi che potrebbero essere fatti dai candidati esclusi, hanno preferito spedire la documentazione alle Corti d’Appello e lasciare ai giudici la responsabilità di stabilire chi ha vinto e chi ha perso.

L’Italia è uno Stato dove viene sempre meno il concetto stesso di “regole”, “doveri” e “responsabilità”. Nel linguaggio politico, culturale, educativo e mediatico si parla prevalentemente di “diritti” e “libertà”. Chi governa cambia le regole elettorali con l’unico obiettivo di perpetuare i propri privilegi e impedire l’alternanza al potere dei partiti contendenti, violando il fondamento della democrazia, ledendo l’interesse nazionale, mettendo a repentaglio il bene degli italiani. Che fine pessima farà il nostro paese se continuiamo impotenti senza reagire con decisione a farci trascinare da questa vecchia classe politica incapace? Ci auspichiamo che con questo nuovo parlamento dove le due forze maggioritarie chiamate populiste, la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle visto il grande rinnovamento che hanno dimostrato nei fatti, inserendo nelle proprie liste e facendole eleggere persone nuove soprattutto giovani, saranno capaci di dimostrare nei fatti che cambiare strada si può. Anzi si deve! Perché l’Italia non merita di essere sempre paragonata al fanalino di coda di tutti i paesi europei. www.IlGiornale.it www.AndreaPasiniTrezzanoSulNaviglio.com www.AndrePasiniTrezzanoSulNaviglio.it

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