Sinistrati alla frutta, peggio al gelato. Non parliamo del gelato al cioccolato reso celebre da Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, con il testo redatto da Cristiano Malgioglio e da Clara Miozzi, ma di una notizia che è rimbalzata su tutti i canali d’informazione in questi giorni. Gelatai sempre, verrebbe da dire facendo il verso al “motto” partigiani sempre. Ma facciamo un passo indietro ed inquadriamo la vicenda. Piazzale Siena 18, Milano. Gelateria Baci Sottozero, un tranquillo pomeriggio di inizio primavera quando il leader del Carroccio, Matteo Salvini, varca la soglia dell’attività commerciale sopracitata. Il sole, nonostante l’inverno non demorda, lambisce ogni anfratto del suolo meneghino ed un gelato è un ottimo ristoro in vista degli impegni politici di questi giorni. Ma c’è un ma. La gelataia, in prova, si rifiuta di prendere l’ordine al segretario della Lega. “Io non servo i razzisti”, la sentenza, forse, pronunciata. E poi il mistero del licenziamento, fugato in un post su Facebook dai gestori della gelateria: “Durante la discussione si è tolta la divisa e se n’è andata abbandonando il posto di lavoro a metà turno esclamando cose che poco hanno a che vedere con il nostro lavoro. Nessuna chiamata di Salvini ma scherziamo! Inoltre non c’è stato nessun licenziamento”. Si perché la madre della ragazza, tale Cristina Villani ex assessore alle Pari Opportunità del comune di Corsico, sempre sul social di Mark Zuckerberg ha raccontato del licenziamento della figlia dopo una piccata telefonata salviniana.

Fin qui una boutade. Allegorica o meno. Finché in scena non entra Vauro Senesi, il satirico vignettista putto di Michele Santoro. All’interno del programma ECG, condotto da Roberto Arduini e Andrea di Ciancio su Radio Cusano Campus, il disegnatore emette la sua massima: “Meravigliosa, voglio l’indirizzo del bar, vado a comprare un camioncino di gelati da lei”. Per poi estrarre dall’armadio un inutile ricordo indirizzato ad uno dei più abili oratori della prima Repubblica, Giorgio Almirante, fulgido esempio di una politica che ahinoi non esiste più. Leggiamo: “Mi ricordo di quando Almirante andò a prendere un caffè in un autogrill e tutto il personale si bloccò, entrò in sciopero istantaneamente e Almirante se andò senza il caffè. Spero se ne vada anche Salvini. Senza gelato e senza il Governo. Questa ragazza dovrebbe essere un esempio. Un esempio di vera democrazia, perché in democrazia non è che vale ogni opinione, ci sono posizioni che una democrazia che si rispetti ripudia”. Sovranità popolare da 2€, 3€ al massimo da 3,5€ con una spruzzata di panna sopra il cono.

La democrazia del futile. E mano male che Vauro non ha incrociato l’imprenditore indiano che alcuni anni fa diede vita ad una linea di gelati ispirati ad Adolf Hitler. Un calo glicemico indigesto. Parlavamo della futilità, l’inutilità del dibattito politico quando viene gettato nel letamaio del nulla. Perché si deve disobbedire civilmente quando in campo non c’è niente da difendere, a parte il buongusto di cui gli uomini e le donne in rosso sono sprovvisti. Ma voltandosi comodamente dall’altra parte quando invece ci sono i diritti sociali, vilipesi, su cui la nostra Costituzione poggia le fondamenta. Ridono gli allocchi con le mani nei capelli difendendo la democrazia del futile, mentre l’orrenda legge elettorale, attuale, ci lascia senza governo ed in un marasma frutto del tecnicismo di governo dell’ultimo quinquennio. Ridono ed applaudono la banalità del bene, davanti al “male” frutto della, questa volta, vera democrazia che ha visto Salvini e la Lega ad un passo dal 20% di consensi a livello nazionale. La sinistra soffoca tra diritti civili ed anti-italianità in una storia decennale che ci ha portato sull’orlo del precipizio, dove non possiamo nemmeno apporre la ciliegina sul gelato. www.AndreaPasiniTrezzanoSulNaviglio.com www.IlGiornale.it www.AndreaPasini.org www.AndreaPasini.com www.AndreaPasini.info

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