Dal 4 marzo l’Italia è un Paese senza governo e questo purtroppo rappresenta l’ennesima sconfitta della politica nel nostro paese. C’è però da sottolineare che lo stato di salute dei partiti arrivati in Parlamento non è lo stesso di due mesi fa. Tra tutti, uno solo continua a crescere stabilmente nei sondaggi: la Lega di Matteo Salvini. Ma perché il Carroccio attira sempre più italiani pur senza riuscire a trovare un accordo per Palazzo Chigi ? Non è affatto facile descrivere il momento politico, fatto di scontri a distanza tra i vari Di Maio, Renzi, Salvini con la sua Lega e Berlusconi. In uno stallo di questo gente, infatti, nessun dei partecipanti alla sfida si trova in una posizione di vantaggio rispetto agli altri. Abbiamo Luigi Di Maio che vuole essere al centro della scena e punta ad abbattere Berlusconi che ormai risulta all’angolo, che a sua volta è però pronto a scaricare sul leader grillino gli ultimi colpi che gli sono rimasti in canna, in buona compagnia di un Partito Democratico ancora e più che mai a maggioranza renziana e quindi indisponibile ad un accordo di governo con i pentastellati.

Ma da questo tutti contro tutti che ogni giorno si arricchisce di timide aperture e forti affermazioni di ostilità c’è qualcuno che è riuscito intelligentemente a tirarsi fuori anzitempo da questa stupida gara al massacro e questo si chiama Matteo Salvini.

La Lega ha escluso solamente la coalizione di sinistra dal novero degli ipotetici partner di governo ed ha in maniera spedita continuato il suo percorso verso Palazzo Chigi con un progetto ben chiaro: fare un governo con M5S, Forza Italia e Fratelli D’Itali. Salvini cosi facendo è stato un vero signore, non ha tradito l’accordo ed ha mantenuta compatta la sua coalizione con la quale si è presentato alle elezioni e non ha ceduto al Partito Democratico tanto contestato negli ultimi anni di governo.

Le prime settimane della politica targata Di Maio sono state caratterizzate dalle trattative con la coalizione di centrodestra. Ma se Salvini si è mostrato come detto disponibile a formare un governo con i Cinque Stelle, lo stesso non si può dire di Berlusconi, che anzi ha continuato a sparare a zero contro il M5Stelle e contro Di Maio il quale anche dal canto suo ha cercato di escluderli dalla trattativa per formare un governo con la Lega.

La situazione che si è andata sempre di più palesando è la seguente, nella coalizione di centrodestra il moderato Silvio Berlusconi è sembrato il cane sciolto che si è lasciato andare a dichiarazioni eccessive e fuori luogo contro Di Maio ed il suo movimento, mentre Matteo Salvini e la Meloni hanno vestito i panni dei moderatori nazionalisti per tenere a bada Berlusconi ed evitare che bruciasse con le sue sparate fuori luogo ogni possibile speranza di governo.

Il tentativo purtroppo per ora è fallito. Di Maio annuncia ormai distrutto dalle sue strategie fallimentari la chiusura del dialogo con il centrodestra e l’apertura di quello con il Partito Democratico, al momento però ancora lungi dallo sfornare un governo perché l’ala renziana è stata molto chiara per bocca proprio di Matteo Renzi che ha espressamente dichiarato: “il PD ha perso le elezioni e deve stare all’opposizione”, chiudendo così definitivamente la porta in faccia a Gigino Di Maio.

Gli italiani adesso chiedono più che mai e una volta per tutte una politica diversa. Prima del voto in Molise, gli elettori attribuivano particolare importanza alla coerenza dei leader politici, soprattutto a quelli della protesta contro l’establishment e cioè il Movimento 5 Stelle e Lega che non avrebbero accettato di essere traditi un’altra volta. Questa era la ragione per cui la popolarità di Salvini continuava a salire e quella di Di Maio a scendere. Di Maio ha continuato a dimostrare di essere uno stratega di secondo se non di terzo livello continuando a collezionare solo grandi figuracce e nulla di più ed infatti un’ltra chiara risposta a questi suoi totalmente scorretti comportamenti è arrivata chiara e forte alle elezioni nel Friuli Venezia Giulia, che si sono tradotte per il Movimento 5 Stelle in un vero e proprio tracollo. Aveva ottenuto il 24% alle politiche ed invece il suo candidato Morgera si è fermato al 12% e come voto di lista ha ottenuto appena il 7%. Una vera e propria tragedia politica per i pentastellati.

Non poteva essere altrimenti per un partito che pur di governare si è offerto al Pd, che fino a ieri indicava come il Male Assoluto, il tumore da estirpare; che ha sbianchettato i programmi pur di compiacere l’establishment, trasformandosi da forza contraria alle imposizioni della Ue a garante degli interessi europei; che ha riammesso nei propri ranghi quei candidati massoni e pregiudicati che alla vigilia del voto aveva promesso di cacciare. Che, in una parola, ha rinnegato in poco più di un mese la sua storia e i suoi valori per l’evidente, insaziabile ambizione del suo giovane leader e per l’incapacità degli altri capi storici di opporvisi.

Al contrario, Matteo Salvini è stato premiato perché è rimasto fedele sia al patto elettorale di centrodestra, relativizzando gli scatti umorali di Berlusconi, sia esigendo il rispetto dei punti fondamentali del suo programma, anteponendoli alle lusinghe del potere. Il messaggio che ha lanciato subito dopo le elezioni è credibile, forte e, soprattutto coerente, quello di un leader di parola. Come desiderato dagli italiani. Il voto in Friuli legittima la Lega quale capofila incontrastato della coalizione e, in quanto tale, quale forza di riferimento a livello nazionale.

Il nuovo corso di Salvini, capace in pochi mesi di proporsi come leader solido ed equilibrato, apre prospettive politiche di lungo periodo e complica il quadro a breve. Alla fine il cerino è rimasto in mano a colui che pensava di dettare le condizioni a tutti e che è riuscito persino a rivalutare Renzi, il quale, ribadendo il no a un accordo contro natura con il Movimento 5 Stelle, si è riappropriato della scena in casa Pd. Resta un solo, sicuro perdente: Di Maio, che non sarà premier, ha perso il Molise ed è stato quasi azzerato in Friuli. Chi l’avrebbe detto, la sera del 4 marzo?

Ora una domanda sorge spontanea: ma nel naufragio delle trattative con il centrodestra chi ha perso d’avvero la partita? Le intenzioni di voto degli italiani sorridono sempre di meno al Movimento 5 Stelle che pur rimanendo il primo partito perde però molti voti al posto che crescere perdendo quella spinta propulsiva pro-voto e dalle consultazioni di inizio aprile in poi ha perso molti punti percentuali. Calano anche Forza Italia e il PD. Invece chi continua a crescere è la Lega di Salvini che cresce di almeno 5 punti percentuale dal 4 Marzo.

È molto interessante osservare come la Lega di Matteo Salvini non abbia sofferto in alcun modo presso gli elettori l’incapacità di formare un governo, anzi ha proseguito la sua crescita mentre il Movimento ha appena subito una prima importante flessione. Il fallimento delle tratative ha punito solo Di Maio. La sua chiusura di principio a Forza Italia per una questione prettamente morale è piaciuta agli attivisti grillini, storicamente anti berlusconiani, ma è un errore pensare che essi rappresentino la totalità degli elettori del Movimento.

Ed è proprio un’altra parte di elettori quella degli scettici che hanno accordato fiducia ai pentastellati nella speranza di metterli alla prova vedendoli governare a essere rimasta delusa dai veti di Di Maio. Spostandoci dai partiti ai leader, infatti, la situazione per i Cinque Stelle non fa che peggiorare. Secondo qualche sondaggio, infatti, il gradimenti degli elettori per Matteo Salvini ha superato quello di Di Maio, che solo un mese fa lo batteva con ampio margine. Insomma, se la Lega sembra al momento ricoprire un ruolo secondario nelle trattative di governo, l’impegno profuso da Salvini nella formazione di un esecutivo emerso già a partire dalla sua disponibilità a rinunciare alle presidenze di Camera e Senato non è passato inosservato, e indebolisce fortemente la retorica di Di Maio, che nelle sue dichiarazioni più recenti ha affermato che Salvini sembra voler restare all’opposizione senza prendersi responsabilità importanti, altrimenti avrebbe scaricato Berlusconi.

Gli elettori sanno bene che sarebbe stato irresponsabile per il leader del Carroccio scaricare il suo principale alleato in tutte le amministrazioni locali. E al momento la coerenza politica di Salvini sembra pagare anche presso chi non l’ha sempre sostenuto con particolare convinzione, almeno secondo i sondaggi che spesso ha pubblicamente criticato. Adesso aspettiamo che Di Maio inizii a ragionare da politico e non da ragazZino viziato e saccente così magari tutti insieme potranno trovare una soluzione per dare finalmente un governo al nostro paese. www.IlGiornale.it
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