Inizia settembre e tutto torna alla normalità anche lo squilibrio. Mentre il nume tutelare del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa veglia su di noi, a 36 anni dalla scomparsa avvenuta in quel di Palermo il 3 settembre 1982, la Sicilia si tinge di rosso. Rosso come il sangue del commissario di Polizia Nuccio Garozzo. Servitore dello Stato di cui, quasi sicuramente, non avete sentito parlare. Recuperiamo i fatti di cronaca da Libero: “Migranti in casa di un commissario di polizia, Nuccio Ghirozzo, rimasto ferito dopo una colluttazione: uno scappa l’altro si ferisce gravemente dopo essersi lanciato dal balcone. È successo a Catania. Mohamed Djibril, ghanese di 18 anni, è l’autore, assieme ad un complice non ancora identificato, della rapina. Erano le 3.30 della notte quando due migranti si sono introdotti nell’abitazione del poliziotto, nel centro storico, dove risiede con la famiglia, attraverso una porta finestra lasciata aperta. Il poliziotto, svegliato dai rumori, ha reagito e ha riportato diverse ferite da taglio causate da una lametta. Scoperti, i due hanno tentato la fuga raggiungendo il balcone dal quale erano entrati, e lanciandosi giù. Pronta è stata la reazione del commissario che è sceso in strada ed è riuscito a bloccare uno dei ladri che a causa delle ferite riportate nella caduta è stato ricoverato al ‘Garibaldi’, in prognosi riservata. L’altro complice invece è riuscito a fuggire”. La demenza di questa epoca si ritorce, giornalmente, contro di noi. Una colata lavica di inedia attanaglia l’Italia e l’ignavia, lo sappiamo, genera mostri pronti a tutto pur di inghiottire i nostri averi.

Pochi sono stati i coraggiosi che hanno preso le parti del poliziotto catanese. Uno di questi è il collega di blog, Cristiano Puglisi, che dalle colonne de Il Ghibellino centra il nocciolo della questione: “Eppure su di lui, a fronte delle prevedibili e giuste espressioni di vicinanza di una certa parte politica e dei suoi rappresentanti istituzionali, è calato un osceno e assordante silenzio da parte di quell’altra fazione politica. Sì, avete capito bene, proprio quella. Quella pronta alle rumorose marce per i migranti della Diciotti, alle magliette rosse, al restiamo umani, agli strali lanciati dagli attici newyorkesi e dalle spiagge di Capalbio. Talmente umani che nel contempo hanno ignorato quasi totalmente la povera Pamela Mastropietro, fatta a pezzi e messa in una valigia da un altro migrante”. Nella vastità del panorama politico nazionale dobbiamo riscoprire le priorità, che fanno rima con gli interessi supremi, della nostra penisola. Perché mentre il politicamente corretto e la morale corrotta dei media unita a quella dei politici da strapazzo di sinistra ci offusca la vista davanti alle somme esigenze dei “migranti”, chi difende il tricolore viene vilipeso. Cori di scherno e di analfabetismo funzionale colpiscono i nostri connazionali che voglio ribellarsi, che vogliono alzare la testa davanti ai signori dell’invasione. In questa guerra senza quartiere dobbiamo trovare la nostra posizione. Dobbiamo essere Talebani da guerriglia che non conoscono barriere, in questa battaglia post-eroica dove di irreprensibile e vitale c’è solo, ed esclusivamente, la difesa dell’identità italiana.

Nello sbandamento complessivo, ancora una volta, la voce di Matteo Salvini si lava sopra di noi: “Siamo alla FOLLIA. A Catania, il commissario di Polizia Nuccio Garozzo è stato aggredito A SANGUE in casa propria da una banda di immigrati, uno dei quali è un ghanese in Italia per ‘motivi umanitari’. Tutta la mia solidarietà al commissario, che ho appena sentito al telefono e che dovrà convivere con 80 punti di sutura. Per questo presunto profugo invece nessuno sconto, espulsione IMMEDIATA. Con il DecretoSicurezza qualsiasi richiedente asilo che commette un reato in Italia verrà cacciato dal nostro Paese, senza eccezioni. Chi ci porta la guerra in casa NON è il benvenuto. P.s. Se si fosse anche difeso, il poliziotto ora sarebbe indagato. Una legge GIUSTA sulla legittima difesa che tuteli gli aggrediti e non gli aggressori è una delle nostre priorità”. Savio tra i matti che avvelenano l’acqua del pozzo. Legittima difesa e sicurezza della pena per tornare padroni del nostro destino, padroni della nostra amata Italia. www.IlGiornale.it

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