Alla fine la maggioranza degli italiani ha tirato un grande sospiro di sollievo appena è stata diramata la notizia dell’assoluzione di Matteo Salvini. E si perché il ministro dell’Interno è stato assolto nel procedimento che lo vedeva indagato per sequestro di persone nel caso della Nave Diciotti. È stato lo stesso Salvini a comunicarlo con una diretta su Facebook in cui ha annunciato la richiesta di archiviazione formulata nei suoi confronti dalla Procura di Catania.
“Mi auguro che la richiesta del procuratore sia accolta: io andrò avanti lo stesso. Mi pongo però la domanda: ma chi ha indagato, cosa ha indagato? Lo dico con tutto il rispetto per la separazione delle carriere, senza intromettermi: il procuratore di Agrigento, Patronaggio, perché ha indagato? Quanto è costata quest’inchiesta? Quante persone ha coinvolto? Quanti uomini della giustizia e delle forze dell’ordine sono stati allertati per un reato che non esisteva? C’è da fare una riflessione anche su come funziona la giustizia in Italia”. E bene: tutte domande lecite che qualsiasi cittadino per bene si porrebbe ed alle quali bisognerebbe con urgenza dare una risposta. La politica deve iniziare a fare una seria riflessione su come funziona anzi su come purtroppo non funziona una parte della giustizia in Italia. Alla procura di Catania hanno smontato, una per una, le accuse che gli erano state mosse da Patronaggio che, in piena emergenza immigrazione, al posto che preoccuparsi di cose serie si era messo ad indagare il numero uno del Viminale per il reato di sequestro aggravato e continuato di persona. Robe da matti aggiungerei. Probabilmente ha ottenuto ciò che voleva: cioè una visibilità mediatica e di certo l’ha ottenuta! Ma questo suo comportamento se realmente venissero archiviate tutte le accuse che ha contestato a Salvini avrebbe creato un serio danno all’immagine e sopratutto alla credibilità di una istituzione che si chiama magistratura. E questo suo comportamento in un qualsiasi altro paese sarebbe stato seriamene punito. Se il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scelto di far ritardare le operazioni di sbarco dei migranti della nave Diciotti ormeggiata al porto di Catania è stata una scelta politica che non poteva e non doveva essere in alcun modo sindacabile dal giudice penale per il semplice principio della separazione dei poteri. La lettera che ha letto e commentato il Ministro tramite Facebook è solo il primo passo verso l’archiviazione. Adesso il tribunale dei ministri avrà novanta giorni per decidere. In realtà i giudici di Palermo avevano già scagionato il vice premier perché aveva tutelato L’Interesse nazionale nella gestione del caso Diciotti. Con la decisione della procura di Catania si chiuderà definitivamente il cerchio e dei teoremi montati ad arte da Patronaggio rimarrà solo una lontano e triste ricordo. Rimarrà però come una ferita che non si rimarginerà più, la perdita di credibilità che milioni di italiani onesti avranno dopo questa triste vicenda nei riguardi della magistratura. Perché per colpa di una piccola parte di magistrati politicizzati, la parte sana che tutti i giorni lavora con serietà, onesta intellettuale, spirito di abnegazione e sopratutto in maniera apolitica per affermare la legalità e punire chi realmente non rispetta la legge verrà valutata in maniera meno positiva di quanto realmente meriterebbe. In conclusione rimane il fatto che l’indagine mi era da subito sembrata meramente un’aggressione politica destituita di ogni fondamento giuridico. E qualora ci sarà una definitiva archiviazione questa sancirebbe la palese dimostrare che nel nostro paese la Politica deve con urgenza riorganizzare il comparto della Giustizia per evitare che fatti del genere si possano riproporre. Resta il disappunto e l’amarezza per un attacco giudiziario che ha messo in difficoltà il Viminale proprio mentre questi, stando oltre al giudizio della maggioranza degli italiani anche a quello del Tribunale dei ministri, “si adoperava per difendere gli interessi degli italiani”. Adesso io ed altri milioni di italiani restiamo in attesa che qualcuno una volta archiviata questa triste vicenda, abbia almeno la decenza e sopratutto il coraggio di chiedere pubblicamente scusa a Matteo Salvini. www.IlGiornale.it

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