La sicurezza delle città e dei cittadini deve essere costantemente una priorità per la politica, la quale dovrebbe con urgenza proporre delle riforme per l’inasprimento delle pene per chi compie i così detti reati predatori come i furti nelle abitazioni e le rapine. Questa proposte dovrebbero essere trattate come impellenti per il legislatore. Le leggi devono tener conto della sicurezza reale e di quella percepita, del tessuto urbano degradato o integro, della rete sociale e di vicinato esistente. In tema di sicurezza le posizioni della politica sono diverse e molto distanti tra i partiti. C’è chi ritiene ad esempio la legittima difesa sacrosanta e chi ipotizza il far west.

Il tema della sicurezza è oggi sicuramente una priorità politica, sia per i governi locali sia a livello nazionale. L’Italia ha bisogno che i cittadini sentano forte la presenza dello Stato a garanzia e a protezione della loro esistenza. In tale contesto, il concetto chiave da perseguire è come assicurare un maggior livello di ordine pubblico e di legalità non solo nelle grandi città ma anche nelle periferie sempre più spesso abbandonate a se stesse. Indagini, anche recenti, mostrano come gli indicatori di preoccupazione, rispetto al rischio di subire reati e relative conseguenze, crescano nella società moderna. In una società globale e di reti di relazioni aumenta l’esigenza e la domanda di sicurezza, individuale e di comunità. Concetto molto legato anche alla qualità urbana del contesto in cui si vive. Maggiore è la qualità urbana e maggiore sarà di conseguenza quella sociale e la capacità di inclusione. Di conseguenza, minore sarà il rischio di illegalità maggiore sarà il livello di inclusione e minore il rischio di marginalità. Tanto è forte nella società contemporanea l’esigenza di sicurezza che è entrata come parametro fondamentale per misurare la qualità del progresso civile di un Paese. La sicurezza, pertanto, risulta come condizione da garantire in un ordinamento giuridico anche a garanzia, non solo della convivenza civile, ma proprio della tutela della libertà e dei diritti dei cittadini. Oggi si registra una non corrispondenza tra sicurezza reale, intesa come numero di reati commessi, e la sicurezza percepita. Infatti, nonostante nell’anno 2018 i reati siano in via di diminuzione, così dicono i dati, in un trend ormai costante, aumenta l’indicatore che valutano le famiglie come rischio di criminalità. Quindi, potremmo dire che la sicurezza è un nuovo bisogno, di nuova generazione soprattutto rispetto a quei reati di microcriminalità che però incidono fortemente con la sfera e con lo spazio personale e familiare quali le rapine, i furti, la violenza fisica e le rapine in abitazione. Si tratta di reati predatori che a mio parere, richiedono un immediato intervento per rafforzare, attraverso l’aumento delle pene, sia la funzione deterrente, sia quella repressiva e di certezza, di garanzia della pena per comminare e scongiurare il rischio della reiterazione.

Credo che i cittadini abbiano diritto ad una maggior protezione da parte dello stato ed anche che possano al più presto avere la libertà di potersi difendere nella propria proprietà privata qualora si trovassero in una situazione di pericolo e dove la loro incolumità e quella dei loro cari sia messa in pericolo da qualche delinquente.

Bisognerebbe con urgenza inasprire le pene per i seguenti reati: furto in abitazione e furto con strappo con un aumento delle pene che vada da una reclusione di minimo 5 anni ad un massimo di 10 anni senza alcuno sconto di pena ed in caso di aggravanti dovrebbero andare dai 6 anni fino ai 12 anni di reclusione. Così come per l’articolo 628 del codice penale, ovvero la rapina, bisognerebbe prevedere un aumento da 6 anni ai 20 anni nei casi dell’aggravante della violenza o minaccia con armi, come, ad esempio, nei casi di violenza nei confronti di incapace ad anche qua senza nessuno sconto di pena. Per poi passare alla modifica articolo 614 bis del codice penale, violazione di domicilio, prevedendo una pena dai 5 ai 15 anni avendo la possibilità di poter procedere d’ufficio se i fatti previsti sono connessi con la violenza alle persone, ovvero se il colpevole è armato. Sono per L’inasprimento immediato delle pene per i reati predatori, ma anche per l’eliminazione del termine «palesemente» perché la gravità della condotta dovrebbe discendere dalla circostanza che l’autore sia armato e non dalla percezione che sia evidente, quindi palese per la vittima del reato.

Credo che sia necessario uno sforzo maggiore nei territori sul piano della repressione e del controllo anche rispetto a quello che risulta evidente all’occhio del cittadino in termini di presenza di criminalità legata allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di stupefacenti, anche con l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza come si è iniziato a fare nei comuni più virtuosi ed investendo anche in assunzioni di molte più unita nel comparto sicurezza. Vogliamo più Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri ed agenti della Polizia Locale sulle strade a pattugliare e a combattere la microcriminalità. Il livello di sicurezza nelle nostre città è molto legato alla qualità dell’insediamento sociale che a sua volta è condizionato dalla qualità e vivibilità del tessuto urbano, contro degrado, esclusione sociale e marginalità. Sul piano della prevenzione, è indubbio che il livello di legalità in un paese si innalza anche con un più alto livello di cultura civica, quella del rispetto dei diritti e dei doveri e quindi con l’innalzamento del livello di istruzione, di coscienza individuale e sociale. Per questo, dal mio punto di vista, rimane forte lo slogan più sicurezza, più cultura, ovvero investire nella sicurezza, ma investire anche risorse nella cultura. Dove c’è cultura c’è coesione sociale e minori rischi di illegalità, di esclusione e quindi di marginalità. www.IlGiornale.it

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