Se ci fosse un premio per il demerito, una corona dalla materia più infima e scadente, George Soros vincerebbe, conquistandola a mani basse: e non avrei nulla da obiettare, in tal caso. Perché lui è George Soros: lo speculatore ebreo: il miliardario speculatore ebreo. Ci ricordiamo di lui perché nel lontano 16 settembre 1992 lancio l’attacco finanziario contro l’Italia affossando la nostra ex moneta: la Lira nel famoso ma drammatico mercoledì nero. Si, proprio lui: George Soros che si è distinto nel finanziare con milioni di dollari le Ogn che scaricavano sulle nostre coste migliaia di immigrati. Il Financial Times, rancoroso quotidiano che vorrebbe sempre mettere tutti in riga e che fa il tifo sfegatato per i banchieri snobbando i poveracci, ha annunciato di aver scelto come” Person off The test “ nientedimeno che George Soros. Lo speculatore ebreo insomma, è un modello a cui rifarsi, per i proprietari e i giornalisti della testata. Direi però che alla fine ognuno ha i modelli che si merita. Peccato, però, che nelle intenzioni del Financial Times il titolo di “Uomo dell’anno 2018” acquisisca valenza meritoria e positiva: insomma, l’equivalente del gradino più alto del podio. Per cosa? Per i valori che rappresenta spiega il quotidiano finanziario: è un filantropo che crede nella democrazia e nella società aperta”. Praticamente il travestimento preferito dai “buoni o buonisti” , che probabilmente occultano traffici illeciti con la grande farsa dell’umanità, dei “porti aperti” e del “ restiamo umani”. L’88enne viene definito dal FT il “portabandiera della democrazia liberale e di una società aperta”, il quale “utilizza la filantropia per combattere l’autoritarismo, il razzismo e l’intolleranza”. Soros viene praticamente premiato per i molteplici danni commessi e imposti agli altri paesi e per il suo lucrare arrivista e arrogante. Una beffa, quindi, questo titolo di cui da oggi potrà fregiarsi per così dire. Paladino della sinistra internazionale e di altri “ abortisti europeisti”. Una figura che porta avanti una politica estera opposta a quella degli uomini forti ora in ascesa. Lui: affermazione dei poteri forti, degli alti vertici che dai loro troni (nazionali ed internazionali), parlano di “sovranismo” come “piaga pericolosa, fuoco da spegnere e nemico da combattere”. Soros è (stavolta meritatamente) bersaglio prediletto dell’odio sovranista: non si possono affatto escludere sue influenze, pesanti, sugli esiti elettorali in diversi Paesi. I latini dicevano che “pecunia non olet il denaro non ha odore”. Ma di certo, fra i tanti, ha un nome e un volto: quello brutto ed anche probabilmente cattivo del burattinaio George Soros. www.IlGiornale.it

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