Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini risponde così alla richiesta di risarcimento di 41 migranti sbaraccati dalla nave Diciotti: “Permettetemi di rispondere con una grassa risata, tutti nati il primo gennaio, tutti scomparsi, non prendessero in giro gli italiani, la pacchia è finita, i barconi non arrivano più, al massimo gli mandiamo un Bacio Perugina”. Voglio premettere che a mio modesto parere Matteo Salvini ha agito correttamente nell’impedire dapprima di far sbarcare questi migranti e successivamente nel rispondere con parole decise a questa strumentale e stupida richiesta di risarcimento. Si è appena chiusa la grana del voto in Giunta sulla richiesta del tribunale dei ministri di istituire un processo per il caso della nave Diciotti, che già si apre un nuovo fronte. Fonti del Viminale fanno, infatti, sapere che uno studio legale ha presentato al tribunale civile di Roma un ricorso d’urgenza per difendere 41 degli immigrati che si trovavano a bordo della nave della Guardia Costiera bloccata dal Ministro Matteo Salvini nel porto di Catania per costringere l’Unione europea a fare la propria parte nella distribuzione dei richiedenti asilo. Dal leader leghista ora pretendono il pagamento di una cifra che oscilla tra i 42mila e i 71mila euro. Una causa legale che ha il sapore prettamente politico per tornare ad attaccare Salvini. Non a caso arriva pochi giorni dopo la decisione della Giunta per l’immunità del Senato di non concedere l’autorizzazione a procedere al tribunale dei ministri che avrebbe voluto processare il numero uno del Viminale nonostante l procura di Catania avesse deciso di archiviare il caso. Adesso spunta uno studio legale che pretende dal leader leghista il risarcimento dei danni per la privazione personale della Libertà. A far causa sarebbero 41 degli immigrati che si trovavano a bordo della nave Diciotti. Di questi, sedici risultano nati il primo gennaio.Una vera e propria coincidenza piuttosto strana che fa supporre, come spesso accade, che le generalità fornite dai richiedenti asilo siano del tutto inventate e cioè false. Dichiarano sempre più spesso di essere nati il 1 Gennaio del 2002, guarda caso in modo da risultare di diciassette anni e ottenere così accoglienza in Italia. I dati anagrafici degli immigrati sbarcati al porto di Catania l’estate scorsa non sono certo le uniche note stonate di una vicenda che ha svelato tutte le falle del sistema di accoglienza imposto per anni dall’Unione europea e che Salvini sta cercando di smontare. Una volta sbarcati in Italia, alcuni degli immigrati, che ora vogliono far causa a Salvini, inerani poi rifugiati nella tendopoli abusiva , gestita dai volontari della “ Baobab Experience “, un’associazione legata al mondo della sinistra radicale che fa del buonismo e dell’accoglienza la propria bandiera. Erano stati proprio gli stessi volontari a noleggiare un Pulmann e portarli al confine con la Francia per aiutarli ad attraversare (illegalmente) il confine. Adesso, a distanza di dieci mesi, eccoli rispuntare, rappresentati da un uggicio legale italiano, per cercare di spillare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e a Salvini una cifra “a titolo di risarcimento” che oscilla tra i 42mila e i 71mila euro. Concludendo siamo di fronte ad una vera e propria farsa. Ormai l’Italia viene trattata come lo zimbello dell’Europa e del Mondo e tutti ci ridono in faccia. Non è ammissibile che 41 migranti chiedano di essere risarciti dal Governo Italiano perché non sono stati fatti sbarcare subito sulle nostre coste. Siamo alla follia! Non è più possibile accettare queste vere e proprie prese per i fondelli. Gli sbarchi devono essere tutti bloccati con ancora più decisone di quella che è stata adottata correttamente fino ad oggi dal Governo italiano e le navi ONG che si ostinano a voler traghettare i migranti dalle coste africane in Italia devono sapere che non sarà più possibile e che qualora qualcuna di queste riesca ad arrivare in prossimità delle nostre coste non potrà più attraccare in nessuno dei nostri porti con o senza migranti a bordo. Senza se e senza ma! www.IlGiornale.it

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