Esplode l’ira delle forze dell’ordine. In piazza carabinieri, agenti della Polizia di Stato, penitenziaria, forestali e vigili del fuoco. Hanno raggiunto il limite massimo di sopportazione gli operatori delle forze dell’ordine. Sono stanchi di vedersi mortificati dopo che tutti i giorni servono con onestà, dignità, correttezza e spirito di abnegazione questo Stato.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’omicidio di Trieste. I corpi esanimi di Matteo Demenego e Pier Luigi Rotta hanno smosso qualcosa di forte nel ventre delle forze dell’ordine italiane. Poliziotti, carabinieri, forestali e vigili del fuoco scenderanno in piazza come mai era successo prima. Un modo per urlare l’indignazione, e la rabbia, di chi si sente servitore sì, ma non servo.

L’appuntamento è previsto per martedì 22 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, in piazza Montecitorio. Il luogo non è sicuramente casuale. La politica di sinistra ha usato le forze dell’ordine per meri giochi di partito. Ed ora gli operatori del comparto sicurezza non ne possono più di farsi trattare come l’ultima ruota del carro ed hanno deciso di scendere in piazza a protestare. Di motivi per scendere in piazza i tutori dell’ordine ne hanno a decine. Rimostranze già presentate a chi ha, o avrebbe, il potere di cambiare le cose. Senza però ottenere nulla. Gli agenti vorrebbero il riordino delle carriere, l’aumento degli straordinari e nuovi contratti. Ma sono soprattutto le tutele sanitarie e legali a impensierirli. E ora vogliono delle risposte chiara da questo governo di Sinatra che per dna non ha sicuramente come priorità quella di tutelare ne di sostenere questo strategico comparto.

Se si chiede sicurezza, in fondo, bisogna garantire sicurezza a chi opera sulla strada. Inutile girarci attorno. Le divise lamentano la mancanza di mezzi idonei, armamenti efficaci e regole d’ingaggio chiare. I tagli lineari hanno impedito di acquistare gli strumenti che servono per svolgere questa delicata professione. La politica di sinistra ha preferito altre voci di spesa, tralasciando il settore “sicurezza”, e così gli agenti sono rimasti a secco. Ad oggi non esiste neppure un protocollo che metta nero su bianco come un operatore della sicurezza dovrebbe agire in ogni determinato momento. Ci si affida all’improvvisazione. Le manette ad esempio si possono usare solo in caso di “comprovato pericolo”, finché un killer non ruba le pistole a due poliziotti e li manda all’altro mondo. Per non parlare dei Taser, che l’ex Ministro Dell’Interno Matteo Salvini aveva con forza voluto dare in dotazione agli agenti delle forze dell’ordine e che questo governo a lascito ancora fermi al palo per colpa dei tagli di proprio questo esecutivo ha deciso per il comparto sicurezza. Se ogni agente o carabiniere ne avesse uno di taser oggi il contatore dei feriti sarebbe sicuramente inferiore. E forse l’Italia avrebbe pianto qualche servitore dello Stato in meno.

In piazza per la Protesta martedì non ci saranno simboli sindacali. L’idea è quella di far nascere un movimento dal basso, che ottenga l’appoggio anche dei cittadini. La partecipazione è libera. Quella di servire le istituzioni è una scelta che questi eroi in divisa hanno fatto da quando si sono arruolati e che rinnovano ogni giorno, sacrificando i loro affetti e mettendo a repentaglio la loro incolumità, quando non la vita stessa per difendere la legalità, la libertà e le istituzioni. E giustamente adesso si sono stancati di fare la parte dei servi. In tutti gli altri Stati del mondo aggredire una donna o un uomo in divisa comporta gravi e immediate conseguenze giudiziarie oltre che la condanna unanime da parte di tutte le istituzioni. Solo in Italia non è così. Nel nostro Paese poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari e anche vigili del fuoco possono essere aggrediti senza che nessuno si scomponga più di tanto. Se invece arrestano un malvivente, il giorno dopo se lo ritrovano di nuovo libero, oppure se io delinquete malauguratamente dichiara che durante l’arresto è stato trattato non con i guanti bianchi a finire come imputato in una aula di tribunale e’ l’agente che lo ha arrestato. Robe da matti! E se mai dovesse partire una carica, in una manifestazione dove gli agenti sono costretti a subire lanci di oggetti di tutti i tipi, sprangate, bastonate, sputi e offese, apriti cielo. Il caso di Fassina è emblematico di come una certa politica non aspetti altro che attaccare le forze dell’ordine.

Ora questi eroi in divisa non ci stanno più, sono stanchi, Sono stufi di subire e subire. Sono stanchi di vedersi mortificate e trattare come degli zerbini. Mai rinnegheranno il sacro giuramento che hanno fatto allo Stato e mai si gireranno dall’altra parte quando vedrenno violata la legge, ma l’indifferenza dei certe istituzioni sta ormai superando il livello di sopportazione e di rispetto e questo non è più tollerabile. Gli operatori delle forze dell’ordine fanno bene a scendere in piazza. Io con grande orgoglio e profondo rispetto dico che sto dalla parte di chi tutti i giorni rischia la propria vita per difendere la nostra e per difendere la libertà e la Legalità, io sto dalla parte delle Forze dell’Ordine. Questi eroi in divisa meritano più tutele, più rispetto e più riconoscenza da parte di certe istituzioni. Io il 22 Ottobre sarò in Piazza al loro fianco, per sostenere mettendoci la faccia le sacrosante istanze di questi veri e propri eroi in divisa. www.IlGiornale.it

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