Andrà tutto bene. Questo è lo slogan che sentiamo ripetere dall’inizio di questa tragica pandemia, come uno strumento di pensiero che sottolinea la speranza. Ma alla fine andrà tutto bene? Presidente purtroppo la verità è che invece la situazione non sta andando per nulla bene, anzi direi che è andata e sta andando parecchio male, per non dire che è realmente tragica e più passa il tempo e peggio sarà. E comunque vada a finire questa terribile situazione, per molte, troppe persone è già andata purtroppo malissimo. Ma anche se tutto sta andando nel peggiore dei modi noi però siamo italiani e non cederemo di certo alla disperazione ne alla rassegnazione. Tutto sommato è doveroso ed anche psicologicamente curativo pensare che comunque: andrà tutto bene. Vede Presidente Conte nonostante un contesto di scarsa, anzi direi di scarsissima chiarezza e spesso di comprovata confusione e di scelte totalmente sbagliate oggi cominciamo ad emergere in un numero sempre maggiore di italiani seri dubbi sulle capacità gestionali dell’attuale classe dirigente e cioè del suo Governo che in molti hanno definito non essere assolutamente all’altezza di poter gestire un Paese figuriamoci una emergenza così catastrofica.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che istituzioni e politica si sono trovate a fronteggiare un qualcosa di palesemente enorme, senza precedenti, di inaspettato ma per quanto siano stati in difficoltà nel gestire questa tragedia o, peggio, non abbiano voluto capire per tempo che cosa sarebbe accaduto, non è affatto giustificabile aver amministrato in maniera così maldestra una situazione del genere che meritava riflessioni sulle azioni da intraprendere decisamente diverse e più professionali. Si aggiunge l’aggravante di scienziati ed esperti che si contraddicevano e che si contraddicono tutt’ora tra loro: non c’è un virologo che abbia detto la stessa cosa di un altro ad esempio. Il risultato è che ci ritroviamo a metà aprile con ancora centinaia di morti tutti i giorni senza la ben che minima certezza del presente ma soprattutto del futuro. Viviamo alla giornata, navighiamo a vista e la paura per la salute e per il futuro nostro e soprattutto dei nostri cari ci tormenta quotidianamente e ci logora dentro. Ed il timore e l’incertezza ogni giorno cresce sempre di più al posto che diminuire. Abbiamo signor Presidente del Consiglio trascorso la Pasqua in un modo a dir poco surreale e sinceramente non possiamo più andare avanti così brancolando nel buio più assoluto. Il suo Governo ha nominato l’ennesima commissione tecnica, per guidare la fase due e cioè quella di una possibile ripartenza, commissione guidata da un manager certamente di valore come Vittorio Colao, ma ricordiamo esperto di telefonia e un po’ meno per non dire che non ne sa nulla di epidemie. Ed anche questa scelta Presidente ci preoccupa e non poco. È altrettanto vero che al centro del lavoro dei 17 saggi scelti da lei Presidente e che supporteranno il lavoro di Colao c’è il rilancio dell’economia, ma l’aspetto sanitario è strettamente correlato a quello economico e mi auguro che in mezzo a tutti questi saggi ci sia anche qualche reale esperto in epidemie. Ora signor Presidente Conte la domanda sorge spontanea: ma siamo proprio sicuri che andrà tutto bene? Nessuno di coloro i quali avrebbero dovuto ricevere i famosi 600 euro di contributo ha ancora visto il becco di un quattrino, anzi di un euro. Eppure se ne parla da settimane, oramai. Lei Presidente lo aveva annunciato in una delle sue prime conferenze stampa, ormai diventate delle vere e proprie telenovela, convocate a raffica e dove a raffica annunciava i suoi proclami che ancora oggi sono rimasti tali. Annunci per i quali gli italiani erano convinti che a stretto giro sarebbero seguiti dei fatto concreti, che ancora purtroppo ad oggi non ci sono. Lei ha obbligato l’Italia a fermarsi, ha obbligato con decreto gli italiani a rimanere chiusi a casa per cercare di fermare i contagi di questo virus ed ha fatto bene a mio modesto avviso ma doveva oltre che pensare solo a segregare gli italiani in casa anche alle conseguenze che questa scelta avrebbe creato. Ci sono milioni di italiani che non potendo poi uscire di casa non hanno la possibilità di lavorare e portare il pane a casa. Questa povera gente come fa a vivere signor Presidente? Come fa a fare la spesa, con che soldi se non può andare a lavorare? Glielo dico io Presidente come fa a vivere: semplicemente non può vivere e non può mangiare. E provi solo per un attimo a pensare alle milioni di partire iva e a tutte quelle piccole e medie attività commerciali che da un mese non stanno lavorando, che hanno perso moltissime commesse e fatturato e che purtroppo anche dopo l’apertura non recupereranno mai più. A tutta questa povera gente lei ha destinato 600 euro al mese che tra l’altro ancora non sono arrivati. Provi a calarsi per un attimo nei loro panni provando a capire anche se so che per lei sarà difficile che sentimenti stiamo vivendo questi piccoli e medi imprenditori oggi. Glielo dico io Presidente. Questa povera gente oggi vive tra frustrazione, dolore, impotenza e tanta paura per il presente ma soprattutto per il futuro e per il futuro dei loro cari. E lei crede che con 600 euro date una tantum queste persone possano ritrovare quantomeno un briciolo di sicurezza o di speranza ? Io credo di no! Quando si potrà accedere ai prestiti promessi e alla cassa integrazione? Nel frattempo le ribadisco che a causa dell’isolamento, ci sono persone e categorie che non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena, fino al punto di rischiare anche pesanti sommosse popolari.
Questa è la verità Presidente Conte.
Si invoca all’unità nazionale, però proprio lei Presidente la vanifica attaccando inopportunamente le opposizioni in diretta Tv: non ci pare sia il momento ancora delle rese dei conti della politica. Anzi questo sarebbe dovuto essere il momento di dimostrare al Paese che la politica tutta almeno in un momento di profonda crisi sanitaria ed economica come questa è unita e lavora coesa per il bene del Paese. E poi si rende conto del disastro comunicativo tra il Governo e le Regioni che avete creato. Dalle incomprensioni alle indeterminatezze istituzionali che hanno anche alimentano il caos decisionale. Il vergognoso rimpallo delle responsabilità tra il governo e le regioni al quale quotidianamente assistiamo fa veramente ribrezzo a fronte delle decine di migliaia di vittime e ammalati. L’impressione è che invece delle soluzioni si cerchi, anche in questa drammatica circostanza, il consenso Elettorale. Signor Presidente del Consiglio la verità è che se andrà tutto bene dipenderà ancora una volta solo da ciascuno di noi, dal senso civico e dalla forza di reagire degli italiani. In tanti non hanno ancora compreso la pericolosità di questo infame virus e la sua letalità. Ancora oggi purtroppo c’è ancora troppa gente in giro per le strade, non rendendosi conto che questa è una guerra e va combattuta con intelligenza e non con superficialità. Purtroppo tutto questo caos è successo sopratutto grazie alle molteplici direttive che il suo governo ha dato cambiando le regole un girono si e un altro pure. Questo ha causato una enorme confusine tra i cittadini. Per carità, la stragrande maggioranza degli italiani ha sempre ottemperati ai provvedimenti restrittivi ma ha fatto molta fatica a comprenderli.

Presidente visto che gli italiani non possono fare affidamento su chi ci governa e cioè su di lei e sul suo governo noi ci affidiamo nella mani sicure di nostro Signore che sicuramente ci aiuterà ad uscire da questo incubo. Ma forse noi dovremmo dargli una mano, convincendoci che niente sarà più come prima. E che la retorica del tutto andrà bene vale per gli spot pubblicitari e non per la vita reale. Perché questa almeno fino a prova contraria, è un’altra cosa. Per cui Presidente Conte noi il nostro lo stiamo facendo per cercare di salvaguardare il presente dei nostri cari e quello della nostra Nazione ma per cortesia lei è il suo governo cercate di tirate fuori gli attributi e basta con le promesse dimostrate che avete le palle e fate i fatti per mettere in sicurezza il nostro futuro e quello delle nostre famiglie. www.IlGiornale.it

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