Ma quale festa della liberazione? Oggi siamo più oppressi di prima.
“Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire”. Ed è proprio da questo spunto, arrivatomi da George Orwell che mi introduco nel mondo dell’ipocrisia targata 25 aprile. Un sentimento che non si sviluppa soltanto nelle ventiquattro ore dedicate alla Liberazione, ma che permane nella mentalità della sinistra italiana. “È sempre tempo di Resistenza” ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tre anni fa durante i festeggiamenti. “Una festa di speranza ancor di più per i giovani”, l’ha definita invece nel 2015. Speranze di un futuro diverso. Ma quale futuro può nascere con il sostegno inesistente di questa classe politica di inetti. E c’è ne stiamo rendendo sempre più conto in questi giorni di profonda crisi sanitaria ed economica che ha colpito il nostro Paese ed il Mondo intero dove il governo giallo rosso a guida Giuseppe Conte al posto che dare risposte concrete ai cittadini continua a lanciare slogan che non si concretizzano mai in fatti. Ed inoltre con questa totale disorganizzazione nel gestire questa pandemia il governo ci sta mostrando un teatrino veramente ignobile. Un futuro in cui manca il rispetto per la propria nazione. In cui si canta Bella Ciao ignorando quanti morti, da un fronte all’altro, la storia ci ha portato in dono. Ricordo ancora una frase, pronunciata dalla più alta carica del nostro Paese: “Battersi per un mondo migliore è possibile e giusto”. Per questo motivo vi dico che serve oggi più che mai una nuova giornata della Liberazione. I cittadini italiani si trovano nuovamente ed infinitamente vessati. Serve una nuova Liberazione, ma dall’attuale classe politica. Classe politica egoista, inetta ed arrivista capace solo di riempirci le orecchie con i suoi discorsi composti da bei virtuosismi, da tante parole e mai nulla di concreto e tangibile. Solo tante e tante chiacchiere. Parole che evocano la libertà, la giustizia, l’onestà, ma che nascondono l’orgoglio lugubre di un passato nefasto, lasciando aperto uno spiraglio in direzione del comunismo. Vergognoso. Una bassezza culturale figlia della falsità, incapace di concepire dei limiti. Serve un nuovo 25 aprile, una giornata per celebrare la riconquista della dignità dell’Italia sopratutto dopo tutto quello che stiamo passando. Una giornata che non sia tinta di rosso o marchiata da una falce ed un martello, ma che abbia come punti di riferimento l’abbattimento delle tasse, la distruzione della pachidermica burocrazia, ridando fiducia ad un popolo sull’orlo purtroppo del baratro sanitario ed economico. Una Liberazione da una classe politica ingiusta, capace solamente di spendere i soldi da noi guadagnati con estremo sacrificio come se fosse il loro. Danaro, regalato, per mantenere ad esempio i clandestini, che arrivano in numero sempre maggiore sulle nostre coste. Una Liberazione da tutte quelle istituzioni di sinistra e dai radical chic che mantengo i rom tutelandoli ben più degli italiani ma a spese rigorosamente nostre e non loro. Permettendogli per di più di non lavorare, di non pagare le imposte e di usufruire di tutti i servizi per i quali paghiamo uno sproposito noi italiani. Una Liberazione da un sistema fiscale vessatorio a dir poco criminale. Sistema che ci obbliga a pagare tasse su tasse senza darci nessun servizio in cambio. Una Liberazione da una politica anti-tricolore che vede i nostri connazionali costretti a vivere nelle automobili o sotto i ponti, mentre ai clandestini viene concessa la possibilità di alloggiare in alberghi. Liberazione da una classe politica sopratutto di Sinistra che negli anni ha tagliato con la scure gli investimenti sulla sanità ed i catastrofici risultati di questi tagli li abbiamo purtroppo vissuti sulla nostra pelle durante questa emergenza sanitaria. Abbiamo il dovere di batterci per una Nazione in cui le istituzioni non siano nemiche delle imprese. In cui lo Stato abbia la volontà e l’orgoglio di aiutare i suoi cittadini a trovargli un lavoro costruendogli un percorso solido per il loro futuro . In cui lo Stato metta sempre gli italiani al primo posto e non chiunque purché non sia italiano. Abbiamo il dovere di batterci affinché lo Stato tagli di netto la burocrazia a tutti i livelli. Quale Liberazione può essere festeggiata sapendo che ogni giorno aumenta la povertà nelle famiglie italiane? Partiti di sinistra e movimenti vari hanno tradito il proprio popolo. Ci fanno credere che la libertà sia nostra, ora e per sempre, dopo essere stata “conquistata” il 25 aprile 1945. Ci tradiscono parlando di speranza, ma il domani racconta ogni giorno sempre di più di sguardi ormai persi. Sventolano orgogliosamente le loro bandiere rosse, mentre un’altra serranda viene abbassata senza che nessuno di questa gente dica niente. La sovranità e la dignità ci spettano di diritto, questo dobbiamo rivendicare il 25 aprile non altro. Dobbiamo gridarlo forte, con tutto il fiato che abbiamo in gola. È ora di ricordalo a questi politicanti. È ora di ricordarlo a noi stessi. Serve una rivoluzione per combattere tutto questo schifo che giorno dopo giorno ci sta distruggendo. La nostra storia è in pericolo, le nostre radici e la nostra dignità vanno al macero. Tutto questo ha un unico mandante ed esecutore il sistema politico-finanziario di sinistra, le lobby del potere economico che vogliono renderci schiavi, che vogliono portarci via tutto quello che siamo stati in grado di costruire nel tempo. Il lavoro ed il sacrificio dei nostri nonni, dei nostri padri, degli avi bruciato nel nulla. Noi dobbiamo lottare per riconquistare la nostra dignità, non celebrare una festa che non esiste. Quale Liberazione? Quale libertà? Oggi siamo più oppressi e schiavi di prima, ce ne vogliamo rendere conto o no? Vogliamo riprenderci, con coraggio e senza avere paura, la nostra vita e la nostra rispettabilità? Perché adesso il problema incombe sulle nostre teste, ma domani a pensarci saranno le nuove generazioni, nonché i nostri figli. Vogliamo costringerli a vivere un’esistenza da vittime? Io no! non ci penso neanche lontanamente. E voglio combattere per riconquistare la vera libertà. Io il 25 aprile non canterò di certo Bella Ciao, io il 25 aprile come ogni giorno dell’anno canterò orgogliosamente l’inno di MAMELI. L’inno del mio Paese e del mio popolo. www.IlGiornale.it

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