Premio alla Carriera, il “Leone d’oro”, quest’anno va al compositore ungherese Gyorgy Kurtàg. Per il riconoscimento, il personaggio, è stato proposto dal collega Luca Francesconi, attuale direttore della Biennale musica di Venezia: cerimonia già prevista per il 27 settembre al teatro Tese dell’Arsenale del capoluogo veneto, in coccasione della 53esima edizione del Festival dedicato alla contemporanea; le ultime statuette sono state messe nelle mani dei compositori Helmut Lachenmann (2008), Giacomo Manzoni (2007) e Fridrich Cerha (2006).

“Kurtag – spiega Francesconi – è colui che ha saputo mettere il mondo in un suono. Il suo contrasto poetico riassume bene il carattere struggente della sensibilità ungherese e il sogno di totalità è continuamente spezzato con cambi di umore e di temperie, colore e scrittura (…)”. E ancora: “Come Bartok e Ligeti anche Kurtag esplora con grande libertà il pensiero e il colore delle avanguardie del Novecento, cercando una via profondamente indipendente…”.

Il compositore, classe 1926, originario di Lugoj, fino oltre i cinquant’anni è rimasto in disparte, lontano dalle rotte culturali principali e dai riflettori. L’occasione per essere “scoperto” è stata la prima mondiale a Parigi, era il gennaio 1981,  dei suoi “Messaggi della defunta signorina R.V Trussova“. I brani da lui scritti dal quel momento in poi hanno preso il “largo”. Alla Biennale il compositore è stato più volte e negli anni Novanta, spiegano gli organizzatori, e “si è affermato definitivamente come figura fondamentale della musica del nostro tempo”. Della sua opera Andras Wilheim ha scritto: “Ogni sua nota vale una pagina di diario, ed è un messaggio personale che tutti potranno capire”.

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