Non solo musica, anche immagini. In occasione dell’omaggio ad Arvo Part, a Roma c’è una mostra fotografica dedicata al compositore: Fotografie: 1988-2006 di Roberto Masotti. L’esposizione, allestita nel foyer Sinopoli dell’Auditorium, rimarrà aperta al pubblico fino al 31 gennaio.  Quella di Part è una musica di sofferenza e per esprimerla usa qualche nota, ripetizioni melodiche elementari, sequenze ritmiche ipnotizzanti, niente tonalità, molto silenzio. Un silenzio sottile che conferisce a questa musica un carattere così misterioso e struggente. Un diario di questa ricerca del silenzio interiore e della spiritualità più intima, dove la musica conduce ineluttabilmente verso il profondo dell’anima umana.

Arvo Part è uno dei compositori più amati dal pubblico, sebbene la sua comparsa in scena si limiti al minimo indispensabile. “Diario dell’anima” si presenta con quattro concerti ed una collaborazione, a testimoniare la straordinarietà dell’evento, tra Fondazione Musica per Roma e Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Istituzione Universitaria dei Concerti e Accademia Filarmonica Romana. Per la prima volta in Italia il musicista estone affida nuove creazioni a una formazione musicale italiana: il PMCE – Parco della Musica Contemporanea Ensemble.

Il pensiero musicale di Arvo Part, al di la delle apparenze, non segue mai le regole e l’ordito della polifonia classica. La sua scrittura compositiva ricorre solo in casi isolati alla sovrapposizione “misurata” delle linee sonore, e ancor più di rado al dinamismo motorio prodotto, tradizionalmente, dalla diverse declinazioni dei procedimenti contrappuntistici. Se si cercasse di rappresentare la musica di Part attraverso il metodo della immaginazione iconica dell’amatissimo Pavel Florenskij si otterrebbe una figura diversa da quella della trama. Si dovrebbe invece cercare di disegnare nello spazio silenzioso della mente una sorta di filo luminoso, lungo, sinuoso, potenzialmente infinito intorno al quale si avvolgono altri filamenti di diverso colore, forse di natura meno eterea, più spessi, fatti di materia più concreta e dura.

Il filo corrisponde all’essenza fondamentalmente monodica del pensiero di Part, alla sua severa, parca invenzione tematica che porta, inderogabilmente, allo sviluppo orizzontale, all’estensione ramificata dei materiali musicali. Gli altri filamenti sono la rappresentazione delle diverse, cangianti, ricchissime facce timbrico-sonore delle opere di Part, facce che letteralmente si avvolgono, si avviluppano intorno alle linee monodiche racchiudendole in un involucro «trasparente» senza mai nasconderle. In questo originale atteggiamento compositivo si disegna una sotterranea, anche se poco notata continuità tra le due grandi “zone temporali” della creatività musicale di Part.
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