C’è un compositore elettronico norvegese che sta facendo parlare di sé. Anche qui in Italia. Si chiama Jan Bang, classe 1968, dj e produttore discografico, ha avuto un’idea piuttosto originale visto il suo genere e il suo campo d’azione, che con la musica classica c’entra davvero poco. Ultimamente si è cimentato con i celebri lied di Robert Schumann, a 200 anni dalla nascita del compositore tedesco; un’operazione che prende il titolo dell’incisione “And Poppies from Fandahar“, che lui ha realizzato con Arve Henriksen e Erik Honoré.

Per questo musicista sono state diverse le collaborazioni avute dagli anni Ottanta in poi e con diverse personalità dell’elettronica e non. Il nome intorno al quale a un certo punto ruota la sua ricerca è quello di Erik Honoré – con il quale ha avuto nel 1980 intese operative nella formazione Woodlands -: con lui ha pubblicato ben due album che sono al confine tra jazz, elettronica e musica contemporanea. Nel 2004 gli è stato assegnato il premio Gammleng nella categoria di “Studio”. E ancora, con il collega di sempre Honoré ha fondato un festival, in quel di Kristiansand. E infine, nel 2010, l’album a suo nome.

E ora, insomma, possiamo proprio dirlo: il lied “di strada ne ha fatta”. Letteralmente “canzone” o “romanza”, i lied sono/erano arrangiamenti per voce solista e pianoforte. E spesso legati a questa forma compositiva sono stati maestri come Schumann e Schubert. Ma questo genere di canzoni, ovviamente, ha una storia più lunga e lontana; i più antichi a quanto pare risalgono all’età carolingia e seguono il modello del canto gregorianno. Dopo la forma monodica del ‘600 e la progressione del ‘700, è stato il turno della tipologia popolaresca del secolo successivo.

In epoca moderna, di tanto in tanto, anche i compositori dei più diversi filoni della contemporaneità ripescano i lied. E ora è toccato anche un elettronico spinto come Jan Bang (si può leggere una sua intervista all’indirizzo http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=36892&pg=1). Certo, un’operazione che farà sobbalzare i puristi della classica. Ma quanto meno, anche i più irriducibili dovranno ammettere, è una novità che vale la pena affrontare.
In allegato: musiche anche di Jan Bang